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BANCA & MERCATO, tra business e rigore

“Le banche italiane offrono servizi più cari della media europea.” E’ diventato quasi uno slogan, lo sento tutti i giorni. In tempi di globalizzazione avanzata dei mercati, dove la circolazione dei beni e servizi è notevolmente semplificata, una sana concorrenza dovrebbe eliminare o comunque contenere differenze significative che ancora esistono nella gestione dei servizi bancari e, aggiungo “non solo quelli”.

Purtroppo non è così!! E allora, a fronte della sostanziale inerzia delle c.d. “Autority”, ecco intervenire la politica che, con provvedimenti d’imperio (meglio conosciuti con il termine “liberalizzazioni”), giunge per rimuovere le tante incrostazioni di borbonica memoria sulle quali il nostro sistema bancario ha vegetato per secoli. Superato il dilemma dell’anatocismo 1, si è passati all’abolizione dei costi per la chiusura dei rapporti, per arrivare alla cancellazione della penale per la estinzione anticipata dei mutui ipotecari e finire alla rinuncia delle commissioni sul massimo scoperto.

E’ stato un crescendo, forse non è finita!

Ora, rinunciare a simili entrate che hanno sistematicamente contribuito nella determinazione degli utili di bilancio e quindi dei dividendi azionari a favore dei soci, per le banche di casa nostra sarà decisamente più dura.

L’unica strada percorribile – peraltro già ragionevolmente intrapresa - sarà quella di ridurre e razionalizzare i costi, nella comune convinzione che i ...

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