COLLEGIO SINDACALE & RICICLAGGIO DI DENARO SPORCO
Le quotidiane disgrazie registrate dalla cronaca giudiziaria, urlata e scritta sui mezzi di informazione degli ultimi tempi, ci ricordano in modo puntuale, l’eterno dilemma esistente fra il “controllore & controllato”. In questi casi, a scandali scoppiati, di cui quello del calcio rappresenta solo l’esempio più recente, al tradizionale scarica barile, assistiamo a processi mediatici con condanne di piazza già scritte, per vicende, si afferma, conosciute da tempo. Si parla di riscrivere le regole, di pensare a codici deontologici per un’etica smarrita e di introdurre sanzioni esemplari. Nella realtà, si tratta di atteggiamenti e reazioni emotive ed irrazionali, posto che, come ho avuto modo di argomentare in tante altre occasioni, esistono i precetti (disattesi) e le sanzioni (poco o nulla applicate) 1. Il vero problema è generalmente costituito dalla governance, ovvero dai controlli interni inesistenti e/o aleatori (2). Mi riferisco, per esempio, alla funzione del collegio sindacale degli intermediari finanziari abilitati, i cui obblighi, in materia di antiriciclaggio, sono espressamente sanciti dall’art.10 della legge nr.197/91 (3). In proposito, il Comitato antiriciclaggio del Ministero dell’economia e delle finanze, ha commentato i doveri del collegio - parere nr.98 del 15.06.2005 - unicamente in chiave repressiva per la scoperta di eventuali violazioni alla vigente normativa (http://www.dt.tesoro.it/aree-docum/prevenzion/antiriciclaggio/comitato-a/pareri-sul/index.htm). A parere dello scrivente, invece, il vero compito del citato ed importante organismo di controllo che nessuno ricorda, dovrebbe riguardare soprattutto l’aspetto preventivo e volto alla verifica di una organizzazione e di una cultura diffusa ...

