LEGGE BOSSI-FINI: Espulsione complicata
La situazione immigrati, come se non bastasse il terremoto provocato dalle guerre e da fisiologiche rotture di equilibri demografici, oggi, tutto è più complicato.Mentre Lampedusa ha rischiato di sprofondare sotto il peso dell’emergenza-Nordafrica - sono 18.500 gli sbarchi dall’inizio di gennaio - un vero e proprio terremoto giuridico si abbatte sulla Bossi-Fini. Oltre che umanitaria, l’emergenza è anche amministrativa: è di ieri l’allarme lanciato dal procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, risulta «materialmente impossibile» iscrivere nel registro degli indagati, come clandestini, le migliaia di maghrebini arrivati sull’isola, come vorrebbe il testo unico sull’immigrazione (profondamente rimaneggiato dalla legge 189/02).
«Disapplicate la legge»
La soluzione, in un certo senso, potrebbe tuttavia arrivare dalla tanto invocata Unione europea: l’impalcatura legislativa messa su dalla Bossi-Fini, infatti, rischia di perdere i pezzi, se non di crollare, perché l’Italia non ha ottemperato in tempo alla direttiva 2008/115 CE (il termine è scaduto il 24 dicembre scorso), la cosiddetta direttiva “rimpatri”, e ora le norme europee sono self-executing (almeno secondo alcuni giudici) e impongono di disapplicare le norme italiane contrastanti. È così, ad esempio, che il giudice di pace di Torino assolve lo straniero accusato di ingresso e soggiorno illegale «perché il fatto non costituisce reato» (cfr. il documento correlato). E sono vari i giudici del merito che ormai disapplicano la norma incriminatrice contro gli stranieri che non obbediscono all’ordine del questore di allontanarsi dall’Italia (tribunale di Cagliari, 14 gennaio 2011). Tanto che le stesse Procure della Repubblica, o almeno alcune delle più importanti in Italia, chiedono ai loro pm di inoltrare il fascicolo al Gip con la richiesta di non convalidare l’arresto per i reato di cui all’articolo 14, comma 5 ter e quater del d.lgs 286/98 perché ...
«Disapplicate la legge»
La soluzione, in un certo senso, potrebbe tuttavia arrivare dalla tanto invocata Unione europea: l’impalcatura legislativa messa su dalla Bossi-Fini, infatti, rischia di perdere i pezzi, se non di crollare, perché l’Italia non ha ottemperato in tempo alla direttiva 2008/115 CE (il termine è scaduto il 24 dicembre scorso), la cosiddetta direttiva “rimpatri”, e ora le norme europee sono self-executing (almeno secondo alcuni giudici) e impongono di disapplicare le norme italiane contrastanti. È così, ad esempio, che il giudice di pace di Torino assolve lo straniero accusato di ingresso e soggiorno illegale «perché il fatto non costituisce reato» (cfr. il documento correlato). E sono vari i giudici del merito che ormai disapplicano la norma incriminatrice contro gli stranieri che non obbediscono all’ordine del questore di allontanarsi dall’Italia (tribunale di Cagliari, 14 gennaio 2011). Tanto che le stesse Procure della Repubblica, o almeno alcune delle più importanti in Italia, chiedono ai loro pm di inoltrare il fascicolo al Gip con la richiesta di non convalidare l’arresto per i reato di cui all’articolo 14, comma 5 ter e quater del d.lgs 286/98 perché ...

