Falcone consunting SRL

LA CULTURA DELLA LEGALITA’ NEL MONDO BANCARIO E FINANZIARIO … inteso come dovere codificato del comune senso civico …

 Convegno Nazionale di Studi 


P o l i t i c a   e   C u l t u r a   p e r 


L’intelligence e la sicurezza


Venerdì 17 e sabato 18 ottobre 2008




Centro Congressi Hotel Ariston Paestum- Capaccio (SA)




1.     Premessa; 2. Introduzione: a) Accertamenti bancari per indagini di polizia giudiziaria; b. Sospensione dell’operazione; 3. Conclusioni.
 


1.     Premessa 

Dopo una lunga esperienza maturata  nel Corpo della Guardia di finanza durata circa trenta anni, sono transitato nell’ambito di un Gruppo bancario per occuparmi, per circa otto anni,  di contrasto al riciclaggio di denaro sporco.

Questa breve premessa per meglio giustificare la scelta dell’argomento che a breve andrò a commentare, nell’auspicio di fornire un utile contributo per un miglioramento di talune regole. 

In via preliminare voglio intanto ringraziare gli organizzatori di questo Convegno che in questa bella cornice mi hanno offerto  la opportunità di parlare ad una platea così qualificata su una tematica tanto specifica come la “Politica e Cultura per l’Intelligence e la Sicurezza”. Il mio intervento, come meglio si capirà a  breve, vuole essere una sorta di wuarning  maturato sulla scorta di una esperienza vissuta direttamente nell’ambito bancario e finanziario, prima come Controllore Istituzionale – quale ex Ufficiale della Guardia di finanza – come ho già detto dianzi e poi come Responsabile  Aziendale Antiriciclaggio di un Gruppo bancario. 

Questo breve intervento, è volto altresì a infondere una maggiore sensibilità e consapevolezza di quella cultura della legalità, senza la quale, nessun processo di miglioramento appare possibile per la migliore “Intelligence e Sicurezza” del nostro Paese. 

2.     Introduzione

Il sistema bancario e finanziario del nostro Paese è stato da tempo chiamato dalla Istituzione a fornire una “Collaborazione attiva” in materia di contrasto al riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo[1]

Si tratta di una “Collaborazione attiva” che io sono solito definire come una sorta di dovere codificato del comune senso civico.

Con la normativa più recente[2] è stata ratificata la III Direttiva europea sul contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo emanata nell’ottobre 2005, introducendo numerose e significative novità e non ultima la responsabilità amministrativa d’impresa per condotte penalmente rilevanti dei propri dipendenti o amministratori sulla base del vecchio D.lgs 231/01. 

Malgrado la presenza di un panorama normativo così ricco e articolato e pur riconoscendo lo sforzo in termini organizzativi già compiuto dall’intero sistema bancario e finanziario nazionale operante nel nostro Paese, è innegabile che, molta strada bisogna ancora fare. 

Per rendere più chiaro questo ultimo passaggio ed aiutarvi a comprendere le difficoltà contingenti, voglio raccontare qualche aneddoto che ho vissuto direttamente. 

Qualche anno addietro, mi sono trovato in Napoli, per una giornata di formazione sulle tecniche di contrasto al riciclaggio nell’ambito di un progetto del Ministero degli Interni denominato “Beni confiscati alla criminalità organizzata”. Ho svolto la giornata formativa di fronte ad una platea molto particolare, composta di trenta persone appartenenti alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), al Reparto Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, al Gruppo Investigativo sulla Criminalità  Organizzata  della Guardia di finanza (GICO) e alla Criminal pool della Polizia di Stato. Parlo delle massime strutture investigative ed Istituzionali esistenti sul territorio per la lotta alla camorra.

Appena entrato in aula per iniziare la programmata lezione sul tema del giorno, all’unisono, da parte di tutti gli astanti, mi sono sentito rivolgere questa domanda:

 “”Dr. Falcone, ci può spiegare le ragioni per le quali, al termine delle nostre indagini, spesso lunghe e laboriose, portate avanti con tanti sacrifici, rischi e difficoltà di ogni genere e che lei può immaginare, quando arriviamo in banca per sequestrare le risorse finanziarie, i depositi, i dossier titoli dei camorristi, troviamo i conti puntualmente estinti o, nella migliore delle ipotesi, in profondo rosso?”” 

Prima che potessi rispondere, gli stessi discenti aggiunsero: “”Mentre per i beni immobili l’operazione di sequestro è relativamente più facile, nel senso che una volta provato il collegamento con il sospetto camorrista, tali beni non scappano. Così non è invece per le provviste finanziarie che si volatilizzano con estrema e maggiore facilità. Si rimane sempre molto amareggiati.””

La risposta è stata che quando ciò avviene, cioè quando la provvista scompare, nel 90% dei casi esiste una grossa responsabilità da parte dell’Azienda di credito o altri Intermediari finanziari - Poste italiane, società di intermediazione mobiliare (SIM), le fiduciarie, le società di gestione del risparmio (SGR),le società di investimento a capitale ...
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