TAGLIARE LE TASSE: Emergenza nazionale
Nel mentre si legge sulla stampa specializzata che il carico fiscale in capo alle imprese tocca quasi il 70%, risultando i primi in Europa, il Governo sembra voler correre ai ripari.
Il paradosso, tuttavia, non sta nel fatto che trattasi di una esigenza vera ed avvertita da tempo, praticamente da sempre, ma solo perché il “Popolo sovrano”, in occasione delle ultime tornate elettorali (amministrative e referendum), contrariamente alle previsioni, ha rifilato una tale batosta al Governo in carica da suggerire un significativo cambio di rotta per la reale soluzione dei problemi dei comuni mortali.
Qui non si allude ai massimi sistemi, dalla legge elettorale al Prodotto interno lordo che non cresce, dalla disoccupazione in aumento o alle fabbriche che chiudono nel mentre la crisi ancora miete vittime etc. .
Qui si parla di tasse, di come ridurle - alle imprese e ai cittadini – senza appesantire il già magro bilancio della finanza pubblica, avviando una seria riforma fiscale per meglio calibrare e distribuire l’onere tributario su tutti i cittadini, ivi compreso il popolo delle partite IVA.
L’attuale Ministro dell’economia e finanze del Governo in carica – L’On.le Giulio Tremonti, in verità, già nel 2003 con la legge delega nr.80 aveva tentato qualcosa di simile, ma i tempi - seppure analoghi ai giorni nostri - non erano maturi, perché all’epoca il Centro destra veleggiava con il vento in poppa.
All’epoca, erano sufficienti le promesse! Oggi, forse, servono i fatti. Diversamente, tutti a casa, nessuno escluso.
Il vento è cambiato e forse si potrà cambiare anche il Governo in carica con nuove elezioni , magari nella primavera 2012.
Lo stesso Ministro, nell’incontro avuto all’Assemblea annuale di Confartigianato dell’altro ieri, ha tracciato, per grandi linee, una possibile riforma del fisco, preannunciando che il sistema potrà essere caratterizzato da cinque grandi imposte che presumibilmente riguarderanno: l’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), delle persone giuridiche (Ires), Imposta sulle attività produttive (Irap) e l’Imposta municipale sugli immobili (Imu – in sostituzione dell’ICI secondo il recente Federalismo fiscale introdotto).
In ordine all’Irpef, il Ministro ha anticipato che dalle attuali cinque aliquote (23%, 27%, 38%, 41% e 43%), si scenderà a tre, senza tuttavia precisare né la percentuale, né le classi di reddito per ogni scaglione. Allo stato, ci sono sufficienti ragioni per ritenere che le percentuali saranno del 20, 30 e 40%, con una conseguente e prevedibile riduzione del gettito tributario.
Nello stesso tempo ha ventilato le ipotesi di copertura di queste minori entrare tributarie, attraverso il:
1. RIORDINO DEI BONUS FISCALI, attualmente previste nel nostro ordinamento e caratterizzate da una selva indistinta ed infinita di agevolazioni, detrazioni, deduzioni etc. che costano all’erario pubblico oltre 160 miliardi di euro all’anno. Al riguardo, lo stesso Ministro ha aggiunto una frase colorita: “Non diamo più gli assegni familiari a coloro i quali vanno in giro con i gipponi”;
2. TAGLIO AGLI SPRECHI, in primo luogo partendo dai costi della politica, ai tanti sprechi nel cattivo funzionamento della Pubblica amministrazione;
3. LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE ED AL LAVORO SOMMERSO, anche alla luce degli eccellenti risultati già raggiunti. Il lavoro dovrà affinare le tecniche, posto che l’economia irregolare che sfugge ad ogni sorta di tassazione sembra oscillare fra i 225 e 275 miliardi di euro incidendo tra il 16 e 17,5% sul PIL;
4. AUMENTO DELL’IVA, con varie ipotesi allo studio: aumentare di un punto percentuale l’aliquota ordinaria (dal 20 al 21%) e quella agevolata (dal 10 all’11%);
OSSERVAZIONI DI MASSIMA
Posto che i primi due punti della proposta allo studio (Riordino dei Bonus e Taglio agli sprechi), dovrebbero essere argomenti di ordinaria amministrazione e che, per una buona gestione della macchina tributaria, andrebbero attenzionate in modo costante a prescindere dalla esigenza di riforma del sistema fiscale.
Anche la “Lotta all’evasione fiscale e recupero del sommerso” dovrebbe costituire il pane quotidiano per una seria Amministrazione finanziaria.
Cosa rimane? L’aumento dell’IVA, al fine di alleggerire il carico tributario ai ceti sociali meno abbienti, si dice.
Nella realtà, in questo caso, con l’aumento della imposizione indiretta, si tradirebbe lo spirito dell’articolo 53 della nostra Carta costituzionale, laddove si afferma che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
Aumentare l’IVA, significa far pagare una tassa nella stessa misura e indipendentemente dalla posizione economico reddituale[1].
SUGGERIMENTI E PROPOSTE
Si è sempre detto che la migliore lotta all’evasione fiscale nasce da una riduzione significativa dell’onere tributario nel senso che, riducendo la tassazione su cittadini e imprese, andrebbe a ridursi l’interesse di ognuno ad evadere e quindi un ampliamento della platea di contribuenti a beneficio delle casse pubbliche.
Con una riduzione della tassazione, scomparirebbero definitivamente anche i tanti condoni tributari che hanno caratterizzato il funzionamento dell’Amministrazione finanziaria degli ultimi venti anni[2].
Ma ciò che bisogna chiedersi per rispondere alla vera esigenza di contrasto all’evasione fiscale e lotta al lavoro sommerso, dovrebbe essere: “Perché nel nostro Paese l’evasione fiscale è cosi alta?”.
La risposta a mio avviso è molto semplice: “Perché il rischio di essere beccati è bassissimo, praticamente inesistente”.
Ecco, l’unico modo per contrastare seriamente l’evasione fiscale è fare in modo da invertire questa tendenza, individuando con assoluta celerità i veri evasori.
Lo strumento, come ho già avuto modo di dire in altre passate occasioni[3] non può che essere l’utilizzo delle informazioni in possesso del Sostituto d’imposta (sistema bancario) che applica la ritenuta alla fonte sul risparmio amministrato.
In tal modo, partendo dalle fasce più alte, sarà possibile individuare tutti i soggetti titolari di una “Giacenza media” presso il sistema bancario non in linea con l’attività economica esercitata ovvero con i redditi dichiarati.
L’evasione fiscale, non è un problema, ma è IL PROBLEMA!!!

