EVASIONE FISCALE: la frode fiscale nell’associazione a delinquere
Come ogni anno, con l’approssimarsi della chiusura dell’esercizio finanziario, alcune imprese, soprattutto in presenza ed in previsione di utili consistenti, avvertono l’esigenza di ridurre l’imponibile onde abbattere significativamente l’onere fiscale tributario.In gergo si usa dire <AGGIUSTIAMO LE CARTE> per avvicinarsi al pareggio di bilancio, anche annotando in contabilità costi gonfiati o totalmente falsi.
Se per le holding l’operazione appare decisamente più facile, dovendo gestire le operazioni nell’ambito dello stesso gruppo imprenditoriale, il piccolo o medio imprenditore invece – poveraccio!! – deve rivolgersi all’esterno per trovare qualche “collega” compiacente ad emettere fatture o altri documenti per operazioni in tutto o in parte inesistenti. In questi casi, si potrà trovare la “testa di legno” costruito alla bisogna (1) o rivolgersi alla solita “cartiera” specializzata nella emissione di fatture false. Sono fatture, queste, che non saranno mai registrate perché in genere trattasi di evasori totali sconosciuti al fisco ed in possesso della sola partita iva, privi delle prescritte scritture contabili o, anche quando ci sono, molto opportunamente se ne denuncia il provvidenziale furto.
Può anche capitare di trovare la compiacenza di soggetti economici aventi bilanci in perdita, ove la registrazione di una fattura attiva (ricavo), sia pure falsa, non provoca alcun aggravio di natura fiscale ma semplicemente un aumento del fatturato nel conto economico. In assenza di interlocutori disposti ad emettere false fatture, quale ultima chance per realizzare la frode fiscale, rimane il percorso dell’autofatturazione, dove in qualche caso, addirittura, mi è capitato di vedere indicate controparti inesistenti o prese dall’elenco telefonico.
Sovente, tali disegni criminosi presuppongono anche il consapevole coinvolgimento – sia pure solo cartolare – di vettori, di conducenti (con timbri e firme su documenti di trasporto), ...

