FONTE: www.cassazione.net ————————————–Vacillano le certezze sui sequestri finalizzati alla confisca dei beni e delle quote societarie di imprenditori coinvolti in affari illeciti. Infatti se si riesce a dimostrare che non c’è una grossa “sproporzione” fra quanto dichiarato e i il valore dei beni confiscati, la misura restrittiva cade.
A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con una sentenza di oggi, ha annullato con rinvio il sequestro di quote societarie, immobili e automobili di moglie e marito sospettati di essere coinvolti in affari illeciti. In particolare la donna era riuscita a dimostrare che le quote societarie “erano state acquisite in epoca assai risalente” e che esisteva della documentazione “relativa alle fonti finanziarie di carattere familiare da cui era derivato il denaro per gli acquisti. La sesta sezione penale ha accolto con rinvio il ricorso dell’indagata precisando che “con riferimento al sequestro per equivalente funzionale alla confisca ex art. 12-sexies commi 2 e 2-ter legge n. 356/1992, in ordine alla sussistenza del periculum, è necessario attivare il procedimento valutativo che porti alla dimostrazione dell\’esistenza di una evidente sproporzione tra i beni di cui si ha la disponibilità e le fonti di reddito. Ai fini della sproporzione i termini del raffronto dello squilibrio devono essere fissati con riferimento al reddito o all\’attività economica esistenti non al momento della applicazione della misura sui beni presenti nel patrimonio del soggetto, ma al momento dei singoli acquisti e al valore dei beni di volta in volta acquisiti”. Infatti, nel momento in cui il requisito del fumus subisce una tendenziale dequotazione, richiedere un maggiore sforzo di specificazione sul piano della sproporzione, soprattutto nei casi in cui si tratti di sequestri di beni acquistati prima della commissione del reato, determina l\’effetto di un sostanziale incremento dell\’onere probatorio, che funziona da fattore riequilibratore rispetto allo stesso principio di proporzione, che impone un rapporto ragionevole ed adeguato tra
Cade la confisca se l’imprenditore dimostra che non c’è sproporzione fra quanto dichiarato e il valore dei beni sequestrati
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