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Il 4 luglio del 2023, parlando proprio delle Sos riferibili all’anno precedente (2022), il Direttore della Uif fece una denuncia pubblica dicendo che il 30% delle Sos pervenute non presentava alcun profilo di criticità e facevano perdere solo tempo.
Stiamo parlando di oltre cinquantamila Sos inutili (30% di 155mila).
Detto questo, ancora di più si comprende l’importanza di dire al soggetto obbligato – banche e professionisti in primis – cosa bisogna fare in concreto, quando un loro cliente (in genere operatore economico), intrattiene rapporti economici “da e/o per” con omologhi allocati in Paesi e rsichio o non collaborativi. Se non si fa questo, per la paura di sbagliare e il terrore sanzionatorio, si segnala tutto anche quando non sussistono concreti elementi di rischio.
La vicenda mi ricorda quando, un cliente della filiale di Roma, dispose un bonifico di 120milioni di lire (vecchio conio) a favore di una persona residente in Svizzera.
Mi venne esibita, di li a poco, una certificazione attraverso la quale si capiva che la beneficiaria era la figlia del titolare del conto, unitamente ad una concessione edilizia rilasciata dalle Autorità elvetiche.
Insomma, si trattava, di un padre che aiutava la figlia a mettere su casa!
Nella generalità dei casi, cosa bisogna fare?
Bisogna capire la “coerenza” della transazioine in relazione all’oggetto sociale dell’attività economica, con la verifica dell’utilizzo di conti aziendali ed emissione di documenti fiscali ivi compresi, quando possibile, anche l’acquisizione di “contratti commerciali”.