Marco Travaglio, “remuntada” al referendum? Ma poi spunta il sondaggio: che disastro…
Arriva il 31 gennaio in libreria, negli store online e in edicola con il Fatto Quotidiano, “Perché no” di Marco Travaglio, una “Guida al Referendum su magistratura e politica in poche semplici parole”, pubblicata da PaperFirst, con l’introduzione di Gustavo Zagrebelsky e con “Tutti i No” di Nicola Gratteri.
Il direttore del Fatto analizza i quesiti referendari uno per uno, illustrando quali effetti (a suo dire) potrebbero produrre sull’equilibrio istituzionale, sull’indipendenza della magistratura e sul rapporto tra politica e giustizia.
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“Quella che è presentata subdolamente come la riforma della giustizia è tutt’altra cosa: una rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia dell’indipendenza della seconda”, sostiene Zagrebelsky. “Fino a 24 ore dal referendum, dirò No a questa controriforma che apre la strada al controllo del governo sul pm. Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia. Perché per noi magistrati dal lato pratico non cambia nulla: ciò che cambia, e in peggio, è il servizio giustizia per i cittadini”, sono le parole di Gratteri.
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Due testimonial eccellenti a cui si aggrappano Travaglio e toghe rosse, con il direttore che sul Fatto parla di “remuntada” e di un quadro di sostanziale parità. Gli ha fatto eco Pier Luigi Bersani, che a Otto e mezzo su La7 mercoledì sera è arrivato al punto di affermare: “Non ho mai avuto dubbi che ci sarebbe stata questa rimonta nei sondaggi del referendum sulla giustizia. La partita è più che aperta. La gente si informa e capisce che non è una riforma per i cittadini, ma per spostare potere dalla politica alla magistratura. Lo ha detto lo stesso Nordio che invita la sinistra a star calma, perché quando ci sarà lei al potere potrà stare più tranquilla”.
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Qualcuno avvisi il duo Marco-Pier Luigi che la verità, perlomeno quella incontestabili dei numeri, dice tutt’altro. Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Noto per Porta a porta, per esempio, il fronte del Sì risulta in vantaggio di quasi 20 punti. Il 45% degli italiani dichiara che il 22 e il 23 marzo andrà a votare. E il 59% degli intervistati oggi voterebbe a favore della riforma sulla separazione delle carriere mentre solo il 41% voterebbe contro. Lo scorso 23 gennaio un altro sondaggio di YouTrend per Sky Tg24 stimava il Sì al 55 per cento: dieci punti di distacco.







La sola idea che il giudice chiamato a giudicarmi debba continuare ad essere un “ciollega” di colui che mi accusa, non mi fa dormire la notte.
Se poi ho tempo e mi vado a leggere l’articolo 111 della Costituzione, ancora di più mi convinco della necessità di VOTARE SI!
Io voto SI!