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Askatasuna, Piantedosi in Senato dopo gli scontri di Torino: «Serve fermo preventivo»

Askatasuna, Piantedosi in Senato dopo gli scontri di Torino: «Serve fermo preventivo»

Storia di Redazione
Fonte: Italia Oggi

Serve il fermo preventivo per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini. Le forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Perché non si riesce a fermare preventivamente chi ha precedenti per violenze? Come si può impedire a un teppista di infiltrarsi tra manifestanti pacifici e rovinare una mobilitazione legittima? Pone le domande in Senato e risponde così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi «ebbene: questo è un obiettivo che il Governo condivide pienamente. Tutti abbiamo interesse a impedire il più possibile che pochi violenti trasformino una manifestazione in un pretesto per il caos».

In Senato, per quanto riguarda la manifestazione di Torino in favore del centro sociale Askatasuna ed i disordini che ne sono seguiti il titolare del Viminale spiega: «Serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il Governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L’auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso». Insomma «è arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione – ha aggiunto – da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa».

Violenza organizzata contro lo Stato

Il ministro ha espresso «l’impegno affinché la vile aggressione non resti impunita» e sottolinea «quanto avvenuto a Torino dimostra in modo chiaro che siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato, contro le forze dell’ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo una ferma condanna». Poi sulla libertà di manifestare interviene dicendo: «Tutti devono prendere atto che non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero bensì ad una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico». Poi chiarisce «su alcuni organi di stampa, ho sentito ipotizzare da alcuni commentatori, che, a Torino, la gestione dell’ordine pubblico avrebbe evidenziato qualche forma di impreparazione o addirittura di eccessivo uso della forza. Io respingo ovviamente tali ipotesi con la massima decisione».

L’uso forza da polizia è estrema ratio

«In Italia, l’applicazione della forza coattiva da parte delle forze di polizia costituisce come noto da sempre l’extrema ratio e, in ogni caso, essa è tenuta al livello minimo indispensabile, date le circostanze» ha ribadito Piantedosi. Inoltre, il ministro risponde alle provocazioni: «C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale. E’ un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile – ha ricordato il titolare del Viminale -:le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente».

1 commento

  1. In Italia facciamo le leggi che dimentichiamo di applicare. Da oltre mezzo secolo infatti, è vietato partecipare a manifestazioni pubbliche “a volto coperto”: In Italia, è vietato andare in giro con il volto coperto senza un giustificato motivo. Questo divieto è stabilito principalmente dall’articolo 5 della Legge n. 152 del 1975, che prevede sanzioni amministrative e penali per chi indossa maschere o indumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici.
    Questo modus operandi refrattario all’applicazione delle leggi, nel mentre stiamo uscendo pazzi ad inventarci provvedimenti nuovi anche di dubbia costituzionalità: Fermo preventivo e deposito cauzionale.
    Si identifichino questi “fantasmi” e gli si faccia un bel Daspo mirato e personalizzato a tempo indeterminato, con una opportuna e contestuale perquisizione domiciliare anche per coinvolgere i genitori del “bravo ragazzo incappucciato”

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