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Separazione carriere, Di Pietro da Fazio, “Il 50% assolti? Troppi processi inutili”

Separazione carriere, Di Pietro da Fazio, “Il 50% assolti? Troppi processi inutili”

Storia di Emanuele Larocca
Storia di Emanuele Larocca
Fonte: Baritalia News

Antonio Di Pietro a Che tempo che fa sostiene il Sì alla separazione delle carriere: “Il problema è nelle indagini preliminari, non nel dibattimento”.

Di Pietro e la separazione delle carriere: “Dividiamole per serenità”

Nel salotto di Fabio Fazio a Che tempo che fa, sul Nove, l’ex magistrato e politico Antonio Di Pietro, simbolo di Mani Pulite, si è confrontato con Gherardo Colombo sul tema della riforma della giustizia e della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Di Pietro ha chiarito subito la sua posizione, spiegando che la richiesta di separazione non nasce da una sfiducia nei singoli magistrati, ma da una percezione diffusa tra i cittadini.

“Io non chiedo la divisione perché penso che il giudice e il pm siano d’accordo, ma lo faccio in nome e per conto di quei cittadini che entrano nelle aule di giustizia e sentono questo afflato, anche se si comportano correttamente i protagonisti”.

Secondo l’ex pm, il punto centrale è la serenità di chi si trova coinvolto in un procedimento penale, sia come imputato sia come parte offesa.

“Il problema è nelle indagini preliminari, non nel dibattimento”

Nel corso dell’intervento, Di Pietro ha posto l’attenzione su un dato: “In dibattimento il 50 per cento delle volte” l’imputato viene assolto.

“Detto questo, sapete perché il 50% vengono assolti? Perché non ci dovevano nemmeno andare in dibattimento”.

Per l’ex magistrato, la questione non risiede nella fase del processo pubblico, ma nella fase preliminare.

“Il problema non sta nel dibattimento, sta nell’indagine preliminare, perché in quella frazione c’è solo il giudice e il pubblico ministero” che cerca “chi ha commesso un reato”.

Secondo Di Pietro, il giudice per le indagini preliminari, pur essendo terzo e indipendente, tenderebbe in molti casi ad “assecondare le richieste” del pm sul rinvio a giudizio e sulle misure cautelari.

“Poi si arriva in dibattimento e si assolve. Ma quelli che devono essere assolti nella maggior parte dei casi non devono neanche andarci in dibattimento, e ci vanno perché troppo spesso non è il pm che si comporta come un giudice, ma un giudice che si comporta come il pm. Allora dividiamo le carriere, che siamo tutti più sereni e siamo più tranquilli”.

“L’arbitro non deve far parte della squadra”

In chiusura, Di Pietro ha sottolineato che la separazione delle carriere servirebbe a rafforzare la fiducia nel sistema.

“Quando c’è un imputato c’è anche una parte offesa, e il difensore non è solo dell’imputato, è anche della parte offesa, entrambi sentono il bisogno di sentire che l’arbitro non fa parte della squadra dei giocatori”.

E ha concluso: “Questa è la ragione, la sola ragione perché io voto sì a prescindere da tutte le calunnie e le diffamazioni che mi vengono dette da una parte e dall’altra per tirare acqua al proprio mulino”.

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