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Mantovano: “Gli italiani non si fidano delle toghe”. Coppi: “Riforma inutile”

Mantovano: “Gli italiani non si fidano delle toghe”. Coppi: “Riforma inutile”

Fonte:La Repubblica

Gli italiani hanno perso fiducia nella magistratura e questa è una cosa di cui preoccuparsi. La condizione di fiducia è percezione di imparzialità». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Montavano attacca da Milano, ospite della Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione, dove si è preso posizione per il sì. Nel faccia a faccia con l’avvocato Enrico Grosso, presidente del comitato del no dell’Anm, ricorda la sua esperienza passata di magistrato: «Mancava un ultimo tassello per completare un processo di cambiamento. Che pm e giudici vengano dallo stesso concorso, frequentino la stessa scuola di aggiornamento e abbiano lo stesso organismo di valutazione, infatti, non va verso una percezione di imparzialità». E Grosso: «Ma allora perché una riforma costituzionale? Con una legge ordinaria si potevano separare i concorsi, riformare il funzionamento del Csm introducendo le due sezioni: per le carriere di giudici e pm». Eccolo il vero obiettivo, dice Grosso: «Era il sorteggio per i magistrati, che non si poteva fare senza toccare la Costituzione». Scintille che durano fino a tarda sera. Mentre poco prima, da Napoli, era stato il professor Franco Coppi, il principe dei penalisti italiani, ad affondare il colpo contro Nordio e i sostenitori della riforma.

«Per quello che mi riguarda, continuo sempre a considerarla una riforma inutile», torna a spiegare il giurista e professore emerito che è stato anche allievo di Giuliano Vassalli. La legge Nordio-Meloni? «Il ministro dice che migliorerà la giustizia. Mah – scuote la testa il giurista – invece non serve a risolvere nessuno dei problemi gravi. Chiamiamola col suo nome: è una riforma che separa le magistrature. E mi avvilisco quando sento dire che serve ad avere un giudice-arbitro, più terzo. Come se in Italia avessimo un’emergenza. Ma la stragrande maggioranza è di giudici che sono onesti intellettualmente. Se poi c’è un “ciuccio”, resta tale anche dopo. Un somaro separato». Applausi scroscianti da Castel Capuano.

Tre settimane alle urne, ormai. I comitati affilano le armi per gli eventi finali. I leader di centrosinistra saranno tutti sul palco, Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, al fianco di Cgil e associazioni nel vasto raggruppamento di sigle coordinato dal professore Giovanni Bachelet. La data per la grande chiusura in piazza a Roma è in bilico tra due opzioni: 18 o 19 marzo. Intanto i comitati del sì aprono già dopodomani in piazza Cavour, proprio davanti allo scalone della Cassazione, la maratona che durerà sei giorni: oltre 350 interventi, i penalisti a fare da frontman, la regia è di Forza Italia. Assenti i meloniani, che però potrebbero compattarsi intorno all’uscita a effetto della premier, per ora non confermata, del 12 marzo a Milano.

E si dibatte di referendum perfino a Sanremo, dove il presidente dell’Anm Cesare Parodi ragiona sulla rimonta del no: «Quando c’è maggiore informazione dei cittadini, giova più al no che al sì. È stato fondamentale l’intervento del Presidente della Repubblica, e mi pare di capire che molte persone hanno compreso». Mentre il procuratore Nicola Gratteri lancia la sfida: «Aspetto la denuncia che mi ha annunciato il ministro Salvini, la perizia psichiatrica che vuole Nordio e l’azione disciplinare chiesta in Csm: così mi difendo». La battaglia si farà ancora più tesa.

Dal fronte del no, l’osservatorio Par condicio, gruppo di costituzionalisti guidato da Roberto Zaccaria, denuncia gli squilibri crescenti nei tg. «In Rai il tempo di notizia e di parola è del 49% per il no e del 51% per il sì». Va peggio a Mediaset dove siamo «al 36% per il no» contro «il 64% per il sì», e perfino a La7: con 38% dello spazio a chi si oppone, contro il 62% per chi vuole la riforma. Fa riflettere anche «la graduatoria dei politici più presenti». Favorito sempre il sì, tra Nordio (476 secondi), Salvini (39), Fazzolari (38), contro Conte (con 276 secondi), Schlein (59), Boccia.

1 commento

  1. Io voto SI.
    Il 60% dei processi celebrati in Italia sono inutili e si concludono con assoluzioni, tutti innocenti e nessun colpevole: Tutti assolti.
    Come si possa dire che la riforma sia inutile, faccio fatica a capirlo.
    Non capire che i tempi della giustizia sono legati alla cattiva selezione nella fase delle indagini preliminari, quando si tratta di stabilire cosa fare in ordine alla richiesta di Misure cautelari e richiesta di rinvio a giudizio.
    Se il grado di accoglimento di oggi viaggia fra il 94 e il 99% potrebbe significare che si tratta di una percentuale eccessivamente generosa e che non si mandano avanti processi con una “base probatoria” adeguata e ragionevole ma unicamente, almeno nel 60% dei casi, di meri “teoremi accusatori” che non reggono il dibattimento in Tribunale?

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