🇮🇶 Milioni nascosti in una scava pluviale
Le autorità irachene hanno scoperto un altro importante deposito di denaro nell’ambito di un’indagine corruzione in corso che coinvolge l’ex vice ministro del petrolio per gli Affari di Raffinazione Adnan al-Jumaili.
L’ultima scoperta ha visto gli investigatori recuperare più di 10 milioni di dollari in dinari iracheni nascosti all’interno di un scarico pluviale, a seguito di una precedente perquisizione nella residenza dell’ex funzionario che aveva portato al sequestro di circa 20 milioni di dollari in contanti e 5 chilogrammi d’oro.
Secondo il Consiglio Supremo della Magistratura irachena, l’indagine ha ora portato al sequestro di beni per un valore superiore a 120 milioni di dollari.
Gli investigatori ritengono che il caso vada ben oltre un singolo individuo. Secondo un membro della Commissione Finanze parlamentare irachena, le prove indicano una presunta rete coordinata che coinvolge:
▪️ Funzionari responsabili dell’approvazione di licenze e contratti.
▪️ Intermediari che presumibilmente facilitavano transazioni in cambio di tangenti.
▪️ Individui responsabili del trasporto e del riciclaggio dei proventi.
L’indagine, avviata a giugno 2026, ha già portato a ulteriori citazioni legali, mentre i legislatori chiedono una revisione dei contratti firmati durante il mandato di al-Jumaili e la revoca dell’immunità parlamentare per chiunque venga trovato coinvolto.
Non è stata emessa alcuna sentenza giudiziaria definitiva e Adnan al-Jumaili rimane in custodia mentre le indagini prosegueno.





Questa vicenda di cronaca giudiziaria, ancora di più, ci mostra l’esigenza di migliorare la qualità delle imprese destinate ai rapporti con la Pubblica amministrazione.
Contrastare con qualche efficacia osservando la figura del “corruttore”, cioè dell’imprenditore che, a torto od a ragione, è convinto che per vincere un appalto pubblico bisogna pagare una tangente è una strada obbligata.
Una strada doverosa, raagionevolmente doverosa!