Antiriciclaggio e documento scaduto: il bonifico bloccato è davvero necessario?
Torno sull’argomento del documento di identità scaduto e delle conseguenze che, nella pratica bancaria, può subire il cliente titolare di un conto corrente: vedersi impedire persino un normale bonifico con addebito sul proprio conto.
La situazione che contesto è precisa: un cliente già identificato, censito e conosciuto dalla banca si trova con l’operatività bloccata per la sola scadenza del documento.
A mio avviso, è una situazione surreale. Eppure, troppo spesso, nessuno parla, obietta o chiede quale sia la ragione concreta di quell’impedimento.
Documento scaduto e adeguata verifica della clientela
Sul punto esiste un chiarimento importante della Banca d’Italia: la semplice scadenza del documento già acquisito non comporta, di per sé, l’obbligo di ottenerne immediatamente uno nuovo, quando non emergono ulteriori elementi che rendano non più attuali i dati e le informazioni disponibili.
L’aggiornamento deve seguire le tempistiche previste dalle politiche antiriciclaggio dell’intermediario, in funzione del profilo di rischio del cliente, ed essere anticipato quando le informazioni non risultano più attuali. bancaditalia.it
Questo chiarimento non decide automaticamente ogni caso di bonifico rifiutato: occorre conoscere le circostanze e le motivazioni della banca. Offre però una base concreta alla domanda che pongo da tempo: perché trasformare la scadenza di un documento in un blocco automatico, senza considerare il rapporto già esistente?
Il cliente conosciuto non diventa uno sconosciuto
Il cliente ha già raccontato alla banca la propria attività lavorativa, le condizioni economiche e le ragioni dell’apertura del conto. Ha fornito informazioni e documentazione per l’adeguata verifica della clientela, nell’ambito del D.lgs. 231/2007.
Il rapporto, inoltre, ha una storia: operazioni, entrate, pagamenti e comportamenti che l’intermediario può valutare.
Possibile che tutto questo perda significato nel giorno in cui scade il documento?
Nella pratica che descrivo, il cliente finisce per sentirsi trattato come l’illustre sconosciuto — il nostro “Ciccillo Cacace” — che si presenta per la prima volta allo sportello per chiedere un bonifico per cassa o un assegno circolare.
La conoscenza pregressa non elimina gli obblighi di controllo. Ma dovrebbe avere un peso nella valutazione, invece di essere cancellata da un automatismo.
Bonifico bloccato: quale rischio si sta prevenendo?
Il punto non è contestare la necessità di aggiornare i dati. Il punto è comprendere quando e perché sia necessario impedire un’operazione.
Se vi sono informazioni inattendibili, dubbi sull’identità o altre criticità, il problema deve essere affrontato. Se invece l’unico elemento è la scadenza del documento già acquisito, la banca dovrebbe spiegare quale ulteriore esigenza giustifichi il blocco.
Leggo e rileggo questa pratica operativa e continuo a chiedermi: che cosa mi sfugge?
La mia preoccupazione è che si dedichino energie agli adempimenti più facili da automatizzare, perdendo di vista la sostanza: capire l’origine delle risorse, la coerenza delle operazioni e i comportamenti che meritano davvero attenzione.
Collaborazione attiva e qualità dei controlli antiriciclaggio
Questa riflessione nasce nel contesto del dibattito sulla qualità della collaborazione attiva degli intermediari.
Il 4 luglio 2023, la UIF presentò il proprio Rapporto annuale sull’attività svolta nel 2022: un riferimento temporale importante per la discussione che avevo avviato allora. bancaditalia.it
La questione che intendo porre resta operativa: quanto contribuisce un blocco documentale indiscriminato a riconoscere i flussi finanziari collegati a criminalità organizzata, corruzione e frodi fiscali?
A mio avviso, l’efficacia dell’antiriciclaggio dipende anche dalla capacità di motivare le decisioni e distinguere le situazioni, senza ridurre ogni controllo a una casella da compilare.
AMLA e vigilanza europea: dalla candidatura italiana alla realtà
Quando avviai questa discussione, era ancora aperto il confronto sulla sede della nuova Autorità europea antiriciclaggio, AMLA, per la quale anche l’Italia aveva avanzato la propria candidatura.
Oggi quel passaggio va aggiornato: la sede dell’Autorità è Francoforte sul Meno, in Germania. amla.europa.eu
Rimane la mia aspettativa: che il rafforzamento della vigilanza europea contribuisca a controlli più efficaci, comprensibili e coerenti con i rischi concreti.
Resto ottimista e fiducioso che qualcuno intervenga. O almeno che qualcuno parli, obietti e dia prova della propria esistenza in vita.
Conservo il pessimismo per i giorni migliori che, con la fine delle guerre, spero arriveranno.


L’ANTIRICICLAGGIO: Come si condanna un innocente!
American Express: sanzione AML da 350 milioni di dollari
Uif: Alert sanzioni finanziarie mirate UE
Commenti
E' una delle tante anomalie di sistema, al pari dell'anziana cliente ricoverata presso una Rsa - peraltro deceduta dopo qualche mese - che fu impossibilitata a presentarsi in filiale per fornire talune informazioni in materia di adeguata verifica.
Secondo il reclamo presentato a Plus24, stiamo parlaando di una vecchia cliente, privato consumatore cat. 600 - titolare di rapporti da circa trent'anni - https://www.giovannifalcone.it/2023/10/30/succede_in_italia__l_adeguata_verifica_rallenta_la_successione_a_banco_bpm/.
In questi casi come in tanti altri, non esiste l'approccio basato sul rischio, un sano pragmatismo, il buon senso.
Esiste solo il terrore sanziontorio: Si salvi chi può!
In un momento di matrimoni bancari, fusioni allargate con Mps, Bpm, Generali, ci possiamo porre qualche domanda sullo stato dell'arte della lotta al malaffare?
Mps
"Parzialmente sfavorevole": Questo è stato l'esito di una ispezione della Banca d'Italia nei confronti dell'MPS.
“dal punto di vista tecnico, le contestazioni hanno riguardato carenze negli obblighi di adeguata verifica della clientela, di individuazione del titolare effettivo e di collaborazione attiva”.
La verifica di cui parliamo, si è conclusa con giudizio complessivo “parzialmente sfavorevole”.
La procedura si è conclusa nel dicembre 2019 con l’irrogazione nei confronti di Banca MPS di una significativa sanzione pecuniaria (1,3 milioni di euro).
Insomma, forse per la prima volta in Italia abbiamo assistito che la Banca d’Italia mette in discussione e sanziona l’operato del Ministero dell’economia e delle finanze".
===
La domanda che oggi sorge spontanea, questi problemi sono stati risolti?
Bpm
Il vecchio cliente, titolare di rapporto continuativo da mezzo secolo (pensionato a mille euro al mese), che viene trattato come un illustre sconosciuto nel momento in cui, dovendo eseguire un bonifico da 100euro con addebito in conto, scopre di avere il documento scaduto e l'operazione allo sportello viene rifiutata.
In proposito, c'é stato chi ha detto che il riferimento all'ispezione Mps, si tratta di una verifica e controllo antiririclaggio e che non c'entra nulla con la fusione in corso dell'operazione dimercato cui stiamo assistendo.
Ho risposto così:
"Non capisco la sua precisazione. Significa che non controllare chi avvia i rapporti, i titolari effettivi che transitano nella gestione delle attività economiche, la tipologia e coerenza delle transazioni, ivi comprese le fatture false per consulenze fittizie (corruzione), l'esistenza di prestanomi o teste di legno nell'esercizio di amministratori di asset patrimoniali, le frodi fiscali (cartiere), non interessano "l'assetto complessivo della banca?"
Questo è un suo rispettabile punto di vista!"
L'impressione è che siamo all'anno zero e le sanzioni fioccano!
Un vecchio cliente storico della filiale, titolare da mezzo secolo di un rapporto continuativo viene trattato dalla filiale con un "illustro sconosciuto", un passante qualsiasi.
Un cliente censito dalla banca, di cui sa tutto, non può fare un bonifico da cento euro con addebito sul conto, perchè tiene il documento scaduto.
Per quanto noto, vorrei ricordare che il "documento in corso di validità", stando ai rigori della legge, è richiesto all'atto dell'apertura della relazione e non certo "rapporto durante".
Sto dicendo l'ovvio, sto parlando del razionale buon senso che dobbiamo conservare nei rapporti con la clientela.