Mezzogiorno: truffe a volontà per un lavoro che non c’è!

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Mezzogiorno:  truffe a volontà per un lavoro che non c’è!

 

 

Con un picco dell’85% nel Mezzogiorno, la media nazionale delle frodi comunitarie nella Politica agricola comune e non solo viaggia su una media del 65% su scala nazionale.

In genere, tutto il mondo delle contribuzioni pubbliche in conto capitale alle imprese nate o da nascere, nascondono una realtà diversa, caratterizzata da fatture false e  speculazioni di ogni genere, assolutamente prive di vera iniziativa imprenditoriale.

La mappa delle “frodi comunitarie” è abbastanza eloquente e disegna una geografia estremamente diffusa sul nostro territorio, anche desunta dai controlli effettuati negli anni dalla Guardia di finanza  e che non riguarda, come spesso si sente dire, solo il Mezzogiorno bensì  l’intero territorio nazionale.

Per la mia esperienza personale, tanto come appartenente alla Guardia di finanza per circa trenta anni che come responsabile antiriciclaggio in un gruppo bancario, ho avuto modo di riscontrare una presenza significativa del malaffare e della criminalità organizzata nell’utilizzo dei finanziamenti pubblici c.d. “a fondo perduto”.

La lettura di questi nostri 70 anni di storia Repubblicana dovrebbero indurci a qualche riflessione se non obbligata ma almeno opportuna e doverosa per domandarci:

  • E’ opportuno continuare con questi contributi a babbo morto, erogati a pioggia, indiscriminatamente nella speranza di vedere nascere imprese soltanto sulla carta?
  • Vogliamo renderci conto che i “controlli istituzionali” fanno acqua e non riescono a contrastare in maniera efficace il livello del malaffare?
  • Vogliamo capire che chi aspira a fare impresa rappresenta solo un espediente per truffare la Pubblica amministrazione, almeno nel 65% dei casi?

Se prendiamo atto di quanto appena enunciato sia pure sommariamente, con sufficiente consapevolezza non possiamo che concludere che bisogna cambiare metodo.

Che fare?

A mio avviso, per creare lavoro, lo Stato dovrebbe fare due cose molto semplici:

  1. Infrastrutture sul territorio

Innanzitutto bisogna creare sufficiente appeal per fare impresa nel Mezzogiorno d’Italia aumentando il “controllo del territorio” da parte della Istituzione  migliorando il senso di legalità.

A seguire, bisogna investire nella viabilità, Trasporti alta velocità, porti e aeroporti in misura almeno corrispondente alla restante parte del nostro Paese.

  1. Cessazione aiuti a “babbo morto”

Modificare radicalmente il percorso degli aiuti pubblici, visto che in 70 anni non hanno mai prodotto i risultati sperati ovvero quello di registrare la nascita di nuove attività imprenditoriali e quindi nuova occupazione.

Se l’obiettivo è, come sembra, quello di creare occupazione con gli stessi soldi, aiutiamo le imprese esistenti evitando la delocalizzazione di tante aziende o addirittura, ancora peggio, il suicidio di imprenditori, per ambedue le circostanze,  incapaci di sopportare  il peso di una tassazione insostenibile.

In parole povere, così facendo, si aiutano le imprese esistenti, si aiutano gli imprenditori che rischiano in proprio e lottano per sopravvivere i quali, se sgravati dall’attuale altissima pressione fiscale e contributiva, riuscirebbero a trovare risorse sufficienti per sopravvivere o addirittura crescere creando vera occupazione, a tutto vantaggio della legalità per una economia interessata a crescere e competere.

Se non si farà questo come ahimè tempo, continuerò a pensare che “la teoria sta a Roma, la pratica sta in periferia dove si affrontano i problemi, con difficoltà in crescita per un Paese che non decolla”.

Intanto, chi vivrà, vedrà!

 

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