Omessa Sos: Responsabilità in solido

Omessa Sos: Responsabilità in solido
Omessa Sos: Responsabilità in solido

Omessa Sos: Responsabilità in solido

 

La Sentenza di Cassazione del 15 giugno 2022, il cui contenzioso è partito nel 2008 con la notifica di una contestazione da parte della Guardia di finanza, ha sostanzialmente rigettato il ricorso presentato dalla banca – il cui nome non è dato sapere perché indicata come omissis nel provvedimento medesimo.

I quattro motivi addotti dalla banca per argomentare il ricorso, dettagliatamente spiegati nelle sedici pagine della sentenza in commento,  sono stati tutti rigettati confermando in tal modo la condanna alla sanzione amministrativa verso l’autore principale della violazione (direttore di filiale) riguardante la “omessa segnalazione di operazione sospetta” di cui alla ingente operatività registrata su un rapporto di conto di un cliente e, in solido, alla stessa banca.

Ho voluto commentare questa vicenda solo per dire che, se la coerenza delle transazioni è facilmente giustificabile nelle gestione di un “conto aziendale” che, per sua natura, data la presenza di una partita Iva, una registrazione camerale e l’esistenza di scritture contabili apposite. Un conto business, in termini informativi, potrà anche essere arricchito da un Durc presso l’Inps o una Certificazione di regolarità fiscale presso l’Agenzia delle entrate.

In questi casi, pertanto, se esiste una fonte di reddito derivante dall’esistenza di una partita Iva o esercizio di un’attività economica, suggerisco sempre di aprire un “conto aziendale” per rendere più sereno e tranquillo il rapporto per le ragioni che ho cercato di sintetizzare.

Quando parliamo di un conto personale (privato consumatore) come il caso commentato oggi e scaturito dalla sentenza di Cassazione, tutto diventa più complicato e, anche la difesa nelle sedi opportune, diventa difficile nel senso di avere meno armi a disposizione.

Questo lo dico solo a futura memoria: dettagli!

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