A PROPOSITO DI UNA CONFESSIONE E DI UNA FOTO SHOCK

Carabiniere ucciso, foto shock
Carabiniere ucciso, foto shock

A PROPOSITO DI UNA CONFESSIONE E DI UNA FOTO SHOCK

 

Se la foto è vera, è allucinante e certamente non risponde alla cultura del nostro Paese, alla cultura giuridica di uno Stato di diritto.

La domanda che sorge spontanea a questo punto riguarda direttamente la confessione resa dal cittadino californiano, “fermato” subito dopo l’aggressione e l’uccisione del carabiniere.

Una dichiarazione auto indiziante, fornita appunto dal reo confesso, per assurgere ad una validità giuridica, di prova da utilizzare in dibattimento deve essere resa con la presenza di un legale di fiducia, nominato dallo stesso inquisito oppure d’ufficio.

In ogni caso, se resa senza la presenza di un legale, quale che sia, la stessa non ha alcun valore probatorio.

A questo punto, se così è, a chi giova pubblicare una foto raffigurante l’inquisito legato e bendato, con le riserve del caso sulla genuinità della prova di responsabilità, appena acquisita con la dichiarazione di confessione fornita?

Se è vera, chi ha pubblicato questa foto lo capisce che danneggia proprio quel sentimento di giustizia che ogni cittadino cerca di fronte ad un episodio di violenza di tale gravità?

Speriamo di conoscere subito e bene le modalità con cui si è svolta l’intera vicenda che tanto scalpore ha suscitato.

Resto ottimista e fiducioso del lavoro dell’Arma dei carabinieri.

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