Aborto alla tedesca: ginecologa condannata!

Aborto
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Aborto alla tedesca: ginecologa condannata!

 

Informare la gente, autopromuovendo sul proprio sito web le varie possibilità di interruzione della gravidanza – farmacologiche o chirurgiche – con effetti collaterali e controindicazioni da parte di una ginecologa – D.ssa Kristina Hamnel, 61 anni – è sanzionato dal codice penale ivi esistente.

La dottoressa è stata condannata in seguito alla protesta del movimento antiabortista cristiano “Mai più”, perché si è vista la finalità commerciale della promozione e non già una “corretta e precisa informazione”.

Spesso ci lamentiamo dei giudici nostrani, invece, se guardiamo quelli vicini non mi sembrano che scherzano.

Multa di seimila euro alla quale la ginecologa ha preannunciato ricorso per fare abolire la norma penale e ritenendo giusto il diritto ad informare i pazienti

Prassi nazionale

Senza entrare nell’ordinamento giuridico tedesco che ci interessa solo in termini di conoscenza generale, mi sento di dire qualcosa a questi “soloni” del Movimento antiabortista cristiano, dei quali, anche sotto altro nome, l’Italia ne è piena anzi che dico, ne è ahimè invasa e questo, evidentemente, appare desumibile dal livello di applicazione della specifica normativa sulla “interruzione della gravidanza”, che a quarant’anni dalla sua emanazione del 1978, rimane ancora una chimera.

Da noi, le leggi o almeno alcune leggi, relativamente alla loro concreta applicazione nella vita pratica delle persone, la decidono gli “obiettori di coscienza”.

Infatti, con eccezione di casi estremi – la donna che giunge al pronto soccorso con una emorragia in atto – il professionista sanitario (ginecologo), anche se obiettore non può astenersi ed ha l’obbligo di portare a termine la procedura di aborto.

Oggi, a quasi mezzo secolo dalla introduzione della normativa che protegge la salute della donna per una legge voluta dal Parlamento, secondo la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga), nel 2017 solo il 59% degli ospedali italiani prevede il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per quanto riguarda i casi successivi al terzo mese.

Insomma siamo ai piedi di Cristo, siamo ai piedi degli “obiettori di coscienza” che da noi in Italia, sommando il numero degli “astensionisti”  nostrani fra il personale medico italiano raggiungiamo il 70%.

Si consideri che in Gran Bretagna è del 10%, in Francia del 7%, zero in Svezia.  Il totale degli obiettori è aumentato del 12% negli ultimi dieci anni, arrivando a punte di oltre il 90% in Molise, nel Lazio, nel Trentino-Alto Adige e Basilicata.

Mi chiedo: se la legge è stata fatta per tutelare la salute delle donne che in passato andavano dalle cosiddette “mannaie” che hanno devastato generazioni intere, ci rendiamo conto che la disapplicazione di questa legge, ancora oggi, costringe tante donne a rivolgersi a strutture parallele?

E’ pensabile che queste percentuali di astensione bulgara – leggi obiettori di coscienza – siano collegate alla esistenza di Santa Romana Chiesa?

E’ opportuno, umano, auspicabile un intervento deciso da parte di Papa Francesco per ridurre questo enorme divario con gli altri Paesi europei?

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

 

 

 

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