ANTIRICICLAGGIO: Elementare Watson!

Antiriciclaggio, sanzioni
Antiriciclaggio, sanzioni
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ANTIRICICLAGGIO: Elementare Watson!

 

Con periodica sistematicità registro provvedimenti sanzionatori emessi dall’Organismo di vigilanza centrale della Banca d’Italia nei confronti di intermediari finanziari.

A fattor comune dei rilievi formulati, leggo di sanzioni variabili fra i 30 e le 150mila euro con contestazioni che sembrano fatte in ciclostile del seguente tenore:

“CONSIDERATO che la Banca d’Italia ha accertato, nei confronti di Banca di Credito Cooperativo ………………………., le irregolarità di seguito indicate: − carenze negli obblighi di adeguata verifica della clientela, nell’individuazione del titolare effettivo e di collaborazione attiva (artt. 17, 18, 19, 24, 25, 35, 36 e 62 del d.lgs. 231/07, come modificato dal d.lgs. 90/2017)“.

I rilievi, di tutta evidenza, riguardano carenze nel modus operandi adottato nell’Adeguata verifica della clientela – scopo e natura del rapporto continuativo e individuazione del titolare effettivo – l’omessa segnalazione di operazioni sospetta e l’aspetto sanzionatorio contemplato nell’art.62. Eppure basta poco per evitare sanzioni,

Pratica operativa

Nei miei otto anni svolti nella veste di Responsabile aziendale antiriciclaggio (1999/2007) all’interno di un Gruppo bancario, ho ricevuto cinque ispezioni da parte dell’allora Ufficio Italiano Cambi di cui, due direttamente e tre su banche di cui avevamo il controllo al 100% del capitale.

In tutte le ispezioni, della durata media di tre mesi, non ho mai ricevuto un rilievo.

Cosa facevo e cosa sono in grado di suggerire per evitare sanzioni?

Mi limiterei soltanto ai seguenti adempimenti:

1.    Formazione del personale

Impostare una formazione eminentemente pratica a beneficio di tutto il personale che, direttamente o indirettamente, intrattiene rapporti con la clientela.

La formazione deve avere un contenuto eminentemente pratico in grado di fornire gli alert necessari per intercettare fenomeni di riciclaggio da evasione fiscale, presenza di prestanomi, attività di copertura, false fatturazioni, corruzione nella pubblica amministrazione, usura, truffe alla pubblica amministrazione, rapporti da o per i Paesi a rischio, trasferimenti fittizi, sospensione dell’operazione, riservatezza dell’operazione afferente alla Sos, tempi e modalità della Sos e altro ancora;

2.  Stesura di apposito manuale antiriciclaggio

Deve essere un documento di facile accesso e disponibile a tutto il personale, con le procedure da seguire anche nella gestione del contante e titoli al portatore ovvero, le figure di riferimento per tutti i contatti necessari;

3.  Corretta alimentazione AUI

Verifica ex post circa la corretta alimentazione dell’Archivio unico informatico, avuto riguardo alla correttezza della tempistica, completezza  e modalità di registrazione delle operazioni

4.  Verifica organizzativa di filiale

Almeno una volta al mese verificare de visu l’operatività di filiale, anche attraverso la verifica a scandaglio di una busta di cassa, riscontrando la correttezza delle registrazioni in Aui. Acquisire traccia informatica degli ultimi dieci rapporti avviati (verificando l’adeguata verifica, scopo e natura dell’operazione, titolare effettivo e valutazioni finali), soffermandosi, d’intesa con il responsabile di filiale, sulle posizioni dubbie o che presentano le perplessità maggiori. Laddove trattasi di persone giuridiche, clientela corporate, soprattutto quando non si conosce la genesi dell’attività, verificare la location fisica dell’attività (infrastrutture, personale adeguato, mezzi di trasporto, magazzini etc.). Analogamente, attraverso l’uso di diagnostici ad hoc (Gianos, rilevazione contante reale, rapporti da o per i Paesi a rischio, cambio taglio, effetti al dopo incasso etc.) eseguire riscontri mirati delle operazioni.

Conclusioni

Nutro la forte convinzione e sono pronto a scommettere che se facessi quanto ho appena sommariamente enunciato, nessun rilievo mi verrebbe formalizzato.

Provare per credere: Buon lavoro!

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