Antiriciclaggio: memoria difensiva e valutazione dei rischi!

Antiriciclaggio
Print Friendly, PDF & Email

Antiriciclaggio: memoria difensiva e valutazione dei rischi!

 

Al netto di eccessi, sviste o approssimazioni investigative pericolose che pure possono succedere anzi dico meglio, sono già successe[1], come soggetto obbligato – banca o professionista conta poco – bisogna darsi una impostazione, una organizzazione al proprio interno in grado di rispondere al meglio al dispositivo di contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo pianificato dalla Istituzione con le diverse novelle normative.

Posto che, per la specifica esperienza che ho maturato in proposito penso di poter affermare che fare antiriciclaggio significa applicare comune e razionale buon senso e pertanto cercherò di spiegare in che cosa deve consistere questa organizzazione a cui faccio riferimento.

Mutuando ed adattando il modus operandi in funzione della struttura di riferimento – banca o professionista – vado ad indicare talune premesse fondamentali, non tanto e non solo per ridurre i rischi, ma anche e soprattutto per potersi difendere in presenza di contestazioni da parte degli organi di controllo – Banca d’Italia (Uif), Consiglio dell’Ordine, Guardia di finanza).

Attività preliminare

  • Formazione del personale, conservando traccia del programma svolto, il tempo impiegato e docenza;
  • Individuazione e formalizzazione incarico per l’avvio della relazione con il cliente (Identificazione, adeguata verifica, scopo e natura, titolare effettivo etc.) ovvero, nomina del Responsabile aziendale antiriciclaggio;
  • Decalogo per la clientela, laddove, a cura del professionista bisogna avere cura di spiegare nei dettagli la quotidiana operatività nei rapporti (corretto utilizzo dei mezzi di pagamento come il contante reale, titoli di credito etc.);
  • Manuale antiriciclaggio, opportunamente distribuito ad uso del personale di filiale, con particolare riguardo all’iter della Segnalazione di operazione sospetta;
  • Casistica operativa delle SOS ad inoltro immediato, ancor prima di dare corso alla operazione richiesta dal cliente;
  • Annotazioni particolari riguardanti la “Scheda di valutazione del rischio”, da inquadrarsi nell’ambito della necessaria valutazione dinamica richiesta dalla normativa – ex lett. d), comma 5 dell’art.19 del D.lgs 90/2017. In tal senso, suggerisco di tenere una “nota riservata” da esibire ai verbalizzanti in sede ispettiva per eventuali emergenze (immaginiamo il cliente che, certamente a completa insaputa della banca o del profssionista) viene arrestato dalla magistratura perchè indicato come il Totò Riina del suo territorio, andando a commentare, sotto il profilo del rischio di riciclaggio che qui ci occupa operazioni straordinarie: cessione ramo di azienda, trasformazione o ampliamnto oggetto sociale, delocalizzazione parziale o totale, finanziamento soci per aumento di capitale, subentri o trasferimento quote sociali, richiesta finanziamenti pubblici, partecipazione appalti pubblici, esposizioni bancarie, criticità per crediti verso i clienti di difficile solvibilità, diminuzione significativa di personale poco coerente  allo standard produttivo o di fatturato, vendite sotto costo e frodi carosello, plafond esportazione usato in modo improprio, attività di copertura, coerenza con movimentazione economica (contante – titoli al portatore in luogo di operazioni tracciabili e trasparenti), transazioni con soggtti allocati in Paesi considerati a rischio etc.).
    Lo scopo finale sarà quello di potersi giustificare ed anche difendere in presenza di eventuali e/o future contestazioni laddove, le informazioni in suo possesso in ordine a quel determinato cliente si dovessero rivelare inadeguate.
    In questi casi, avremo mezzi e modi per dire che a quella data, sulla base della conoscenza diretta o indiretta avuta con il cliente, le sue frequentazioni – desunte tanto dalla tipologia di operatività posta in essere e registrata sui rapporti in essere o in contabilità – ma anche commentati dalla cronaca, la condotta della banca ovvero dello studio profssionale non poteva in alcun modo ed in termini di ragionevolezza,  giustificare l’inoltro di una Segnalazione di operazione sospetta;
  • Dismissione patrimonio per difendersi da misure patrimoniali da parte dell’Autorità giudiziaria o provvedimenti conseguenti ad indagini giudiziarie. Il cliente che per le vie brevi manifesta alla banca o al professionista la volontà di disfarsi del patrimonio, nel timore di potenziali provvedimenti dell’Autorità giudiziaria in suo danno, decide di porre in essere o facendo ricorso  a negozi giuridici simulati al fine di trasferire patrimoni a prestanomi” – intestazione fittizia di beni ex art.12 quinques legge 306/92.

Mitigazione del rischio

Per ridurre il rischio di coinvolgimento anche inconsapevole in episodi di riciclaggio di denaro sporco o finanziamento del terrorismo, bisogna conoscere il cliente ed avere sufficiente contezza circa l’origine delle sue risorse economiche, coerenti e strettamente connesse all’esercizio dell’attività economica dichiarata.

Pensiamo ad un “grossista” di un qualunque settore economico che ingiustificatamente muove solo denaro contante, lasciando fondatamente ritenere l’esercizio do un’attività di copertura.

Aumenti di capitale con procedure poco trasparenti, lasciando fondatamente ritenere la presenza di soci occulti, quale vera fonte di finanziamento.

Incremento significativo di fatturazioni “infragruppo” nel periodo ottobre/dicembre di ogni anno, quando si tratta di abbassare o alzare l’imponibile nei rispettivi bilanci di esercizio, al solo fine di consentire un abbattimento del carico fiscale.

Eventuali vendite sotto costo per acquisti di merce sul mercato europeo – frodi carosello.

In concomitanza all’adeguata verifica, quello di verificare in loco l’esistenza della struttura logistica, organizzativa ed imprenditoriale della riferita attività economica – personale, mezzi, uffici, magazzini, ciclo produttivo etc. – rappresenta una operazione fondamentale per poter dire di conoscere la clientela.

Memoria difensiva

Quando mi è capitato di difendere qualcuno – professionista, direttore di filiale o banche – da contestazioni per lo più riguardanti “Omesse segnalazioni di operazioni sospette”[2], ancor prima di entrare nel merito della contestazione, ho sempre anteposto, nel preambolo della “memoria difensiva” presentata al Mef o al Tribunale, tutto l’attività preliminare di cui sopra è cenno (l’eseguita formazione, decalogo alla clientela, Manuale antiriciclaggio, Casistica operativa e numero delle segnalazioni inoltrate etc.).

Far comprendere all’interlocutore chiamato a giudicare il livello di organizzazione e sensibilità alla problematica rappresenta, a mio avviso, un passaggio fondamentale per l’avvio di una discussione, sia pure in una ottica difensiva.

Per quanto di possibile interesse aggiungo che, in otto anni di attività come Responsabile aziendale antiriciclaggio nell’ambito di un Gruppo bancario ho ricevuto cinque ispezioni in materia di antiriciclaggio da parte dell’Ufficio Italiano Cambi della Banca d’Italia (dal 2008 si chiama Uif) – di cui tre indirette su banche di cui avevamo il controllo del capitale al 100%. In tale quadro, non ho mai ricevuto un rilievo.

Per il resto non aggiungo altro augurandovi la stessa fortuna e buon lavoro!

 

======================

 

[1] https://www.giovannifalcone.it/antiriciclaggio-innocente/

 

[2] Peraltro concluse sempre con successo

Commenta per primo

Lascia un commento