Antiriciclaggio: Rischi & Responsabilità!
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Antiriciclaggio: Rischi & Responsabilità!

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Antiriciclaggio: Rischi & Responsabilità!

 

Il Ministero delle finanze, nel fornire una risposta in ordine ad una richiesta di chiarimento in materia di “Adeguata verifica semplificata”ha detto fra l’altro: “le misure o i comportamenti non sono predeterminabili a priori né univocamente valevoli per tutti i destinatari degli obblighi”.

Potremmo aggiungere, per la nostra esperienza che lo stesso concetto, possa valere ogni qual volta si debba decidere sulla posizione di rischio da attribuire ad un cliente, soprattutto se titolare di attività economiche.

La decisione, di volta in volta, va presa valutando l’approccio basato sul rischio. ed assumendosi comunque delle responsabilità, quale che sia la fattispecie in discorso.

Facciamo qualche esempio:

  1. La banca che invita un cliente a presentarsi allo sportello per aggiornamento sull’adeguata verifica. Parliamo di un vecchio cliente che, da oltre 40 anni, è titolare di un rapporto continuativo sul quale accredita lo stipendio o la pensione.

Il cliente non si presenta in banca in quanto, causa problemi di salute, è ricoverato presso una Casa di cura.

La banca, dopo reiterati inviti andati a vuoto, sbagliando,  decide di “chiudere la relazione”.

L’approccio basato sul rischio, più opportunamente avrebbe dovuto consigliare al cliente di mantenere la relazione, escludendo ogni sorta di rischio, presente o potenziale.

Nella peggiore delle ipotesi, la stessa banca, avrebbe potuto mandare un proprio funzionario presso la Casa di risposo ed acquisire le informazione ritenute necessarie ed evitare situazioni surreali del tipo:

https://www.giovannifalcone.it/succede_in_italia__l_adeguata_verifica_rallenta_la_successione_a_banco_bpm/

  1. La banca che, unilateralmente blocca un conto corrente intestato ad una povera sventurata, lavoratrice dipendente a tempo indeterminato, adducendo la necessità di un aggiornamento di talune informazioni in materia di adeguata verifica.

Nella circostanza, la cliente, si è vista bloccata l’operatività del conto – sul quale erano accreditati gli emolumenti del rapporto di lavoro – con immani difficoltà di sopravvivenza

https://www.giovannifalcone.it/adeguata-verifica-la-burocrazia-uccide/

Anche questa, come spesso accade, è una vicenda surreale, laddove un intermediario finanziario, nel terrore di sanzioni lunari, sbaglia, eccede e supera pure l’immaginazione in termini di applicazione burocratica e miope di una normativa nata per contrastare il riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo.

In modo  asettico, oggi, guardando il problema dall’esterno possiamo provare a chiederci?

In una situazione di tal fatta, un cliente, persona fisica e privato consumatore, lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato che vive di stipendio – o meglio cerca di vivere con lo stipendio banca permettendo – quale danno avrebbe potuto provocare in termini di violazione alla disciplina antiriciclaggio?

La banca, la Ing Direct, se non avesse bloccato il conto, qual è il rischio che avrebbe corso?

Risposta: Rischio zero.

Se ciò è vero, a questo punto, ho ragione di ritenere che queste condotte si assumono perché non si conosce in alcun modo il problema de qua, oltre ad un terrore sanzionatorio senza limiti.     

  1. La banca che decide di passare la posizione a rischio alto e quindi a verifica rafforzata, basandosi unicamente sulle indicazioni della Circolare Bankit del 30 luglio 2019 inerente “Disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela per il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”, avuto riguardo, in particolar,  a quelle posizioni che registrano una significativa movimentazione di contante.

Rimanendo nell’alveo di massima pericolosità per effetto dei fattori di rischio elevato e quindi dell’Adeguata verifica rafforzata, oggi ho esordito dicendo che, alla luce delle citate disposizioni Bankit, gli intermediari finanziari rilanciano tali precetti dicendo grosso modo:

“la riconducibilità delle attività economiche a quelle tipologie che per loro natura presentano particolari rischi di riciclaggio e che, per questo, impongono specifiche cautele (ad esempio, attività economiche caratterizzate dalla movimentazione di elevati flussi finanziari, da un uso elevato di contante)”.

Con queste disposizioni, disattendendo completamente ogni sorta di valutazione specifica connessa all’Approccio basato sul rischio,  cosa fanno in concreto le banche ed i professionisti sul territorio?

In  pratica, asetticamente, senza sapere né leggere e né scrivere prendono tutte quelle attività caratterizzate da significativa movimentazione di denaro contante e le trasferiscono nella zona alta della classifica di rischio. Pensiamo ai supermercati alimentari, ai distributori di carburanti, alle farmacie, ai tabacchi e super enalotto e chi più ne ha più ne metta!

Con queste premesse, mi dite dove vogliamo arrivare?

Fare questo, senza alcuna valutazione critica, oggettiva e di coerenza sulla operatività registrata sui rapporti, significa trascurare in modo irresponsabile il significato dell’approccio basato sul rischio, rendendo la “collaborazione attiva” un adempimento meramente burocratico e di alcuna utilità nell’azione di contrasto al malaffare https://www.giovannifalcone.it/?s=coerenza 

  1. La banca che decide di fare una Segnalazione di operazione sospetta attenendosi e basandosi unicamente su notizie di stampa poco lusinghiere, apparse sul conto di un determinato cliente, indipendentemente da una valutazione oggettiva e mirata delle transazioni economiche registrate sui rapporti in relazione all’attività economica esercitata Le notizie di stampa, quantunque negative, devono indurci a fare una verifica ex post della operatività registrata sui rapporti in essere ovvero, a monitorare con una maggiore attenzione gli stessi rapporti.

Di per sé, le notizie di stampa, da sole ed in assenza di riscontri oggettivi ulteriori, a mio sommesso avviso,  non possono essere poste a base per una segnalazione di operazione sospetta. Allora mi chiedo: quante sono le segnalazioni di operazioni sospette inoltrate con tale presupposto ovvero senza una valida ragione che, in assenza di un feedback, inducono l’intermediario segnalante ad una verifica rafforzata sine die della stessa posizione?

Se così è, credo di poter ragionevolmente pensare che tanti intermediari finanziari siano soffocati da una serie di adempimenti meramente burocratici, non aventi alcuna utilità per il comune obiettivo di un’azione di contrasto al malaffare ed al riciclaggio – https://www.giovannifalcone.it/?s=notizie+stampa .

  1. La banca che, ispezione Bankit durante, decide di sua sponda di chiudere rapporti di conto, anche consolidati, solo perché ritiene di ravvisare talune criticità legate ad una cattiva gestione o esecuzione dell’Adeguata verifica.

Se, ispezioni durante da parte della Banca d’Italia, vengono rilevate talune criticità nella gestione dei rapporti di conto con la clientela, bisogna farne buon uso a futura memoria, evitando di farsi prendere dal panico, sia pure nel giustificato timore sanzionatorio.

Quando succede questo, il più delle volte, significa che la problematica dell’antiriciclaggio non è stata tenuta nella giusta considerazione negli anni precedenti, soprattutto con riferimento ad una formazione adeguata del personale a contatto con la clientela, in primis i direttori di filiale per finire ai responsabili operativi, addetti clientela od operatori di sportello. In pratica verso tutti i dipendenti che, a vario titolo, hanno rapporti diretti con la clientela.

Analoga responsabilità va ricondotta all’operato insufficiente del Servizio antiriciclaggio ovvero al modo approssimativo di porsi da parte del Consiglio di amministrazione.

Fatta questa debita premessa, vorrei rispondere a chi, in situazioni della specie, pensando di contenere o addirittura scongiurare conseguenze nefaste di vario genere, non ultimo il rischio di sanzioni amministrative da parte dell’organo di vigilanza centrale della Banca d’Italia, dispongono la “cessazione dei rapporti” con clienti ritenuti a rischio.

Una toppa peggiore del buco per dei motivi che cercherò di spiegare dicendo che la cessazione di un rapporto con un cliente, al netto di una scelta dettata da esigenze commerciali o reputazionali (per clientela dichiaratamente contigua o coinvolta in gravi vicende di criminalità organizzata), è una scelta da stigmatizzare.

Detto questo, se poi si pensa di interrompere dei rapporti che vanno chiusi in quanto “non sono state adeguatamente intercettate talune criticità“, questo è ancora peggio per due ragioni:

Approccio basato sul rischio

A fattor comune dei pochi esempi sommariamente descritti, bisogna sempre partire dall’approccio basato sul rischio, laddove l’intensità e l’estensione degli obblighi di adeguata verifica della clientela vanno modulati secondo il grado di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Tale approccio costituisce un’applicazione del più ampio principio di proporzionalità e mira a massimizzare l’efficacia dei presidi aziendali, razionalizzare l’uso delle risorse, ridurre gli oneri a carico dei destinatari.

Gli intermediari, pertanto, sono chiamati ad esercitare in modo responsabile la propria autonomia, considerando tutti i fattori di rischio suscettibili di incidere sull’esposizione a fenomeni di riciclaggio e/o di finanziamento del terrorismo.

Se è vero ed appare condivisibile quanto appena detto, si rimane basiti davanti a vicende raccontate con le tante lettere a Plus24,  che hanno l’unico scopo di complicare la vita ai comuni mortali senza incidere in alcun modo nel contrasto al malaffare.

Intanto così è se vi pare!

 

 

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