Antiriciclaggio: Una difesa è possibile!

Antiriciclaggio: Una difesa è possibile
Antiriciclaggio: Una difesa è possibile

Antiriciclaggio: Una difesa è possibile!

 

Dopo appena tre giorni dalla pubblicazione di un articolo di commento di una sentenza di condanna del Tribunale di Roma nei confronti di un direttore di filiale della UniCredit per una °Omessa segnalazione di operazione sospetta° attraverso la rete di Linkedin, ho registrato con favore il particolare interesse suscitato negli addetti ai lavori – Conferma condanna per omessa Sos del direttore UniCredit: Consigli non richiesti! – Formazione & consulenza antiriciclaggio (giovannifalcone.it).

Con circa cinquemila visualizzazioni da parte di appartenenti alle  principali banche operanti sul territorio nazionale,  credo che abbia superato ogni possibile previsione battendo il record di visite.

La risposta per tale interesse al tema del modus operandi per non imbattersi in procedure sanzionatorie di cui ho accennato nell’ articolo in commento, sembra molto elevato e questo mi induce a tornare sull’argomento.

Posto che ho trattato l’argomento in centinaia di occasioni, voglio solo ricordare che fare antiriciclaggio significa applicare comune e razionale buon senso, utilizzando al meglio le informazioni acquisibili sulla clientela – oggetto sociale, dati di bilancio, esistenza della struttura, personale dipendente etc..

Il soggetto obbligato agli adempimenti antiriciclaggio – in primis banche e professionisti – devono avere sempre esatta contezza dell’operatività della clientela, nel quadro di una corretta dinamica imprenditoriale, distinguendo sempre, ai fini della registrazione anagrafica il rapporto personale da quello aziendale.

Il titolare della partita Iva, professionista o imprenditore, deve sempre avere un rapporto aziendale dove far girare i proventi derivanti dall’esercizio dell’attività economica o professionale.

La coerenza delle transazioni registrate sui rapporti, da leggere ed interpretare in stretta relazione  all’oggetto sociale – commercio di beni o prestazioni di servizi, ingrosso e/o dettaglio etc. –  rimane la migliore chiave di lettura del grado di regolarità della posizione.

Conclusioni

Se per scongiurare le sanzioni basterà attenersi a quanto ho sommariamente descritto nella comune consapevolezza che i soggetti obbligati non sono tenuti a svolgere alcuna indagine, se si aspira alla °lode° – come mi è successo piu’ volte nel corso delle ispezioni ricevute nei miei otto anni a svolgere le mansioni di Responsabile aziendale antiriciclaggio in un  Gruppo bancario, allora bisognerà fare qualcosa in piu’.

Almeno una volta all’anno, bisogna fare una verifica – ex post – della corretta alimentazione dell’Archivio unico informatico, individuare gli errori e provvedere alla loro correzione.

In questa ultima attività, bisogna migliorare la formazione antiriciclaggio della rete onde evitare il ripetersi di talune anomalie.

Per ogni dettaglio, in termini di formazione antiriciclaggio, consulenza, accesso al sito, difesa amministrativa e penale o le famose verifiche ex post per ambire alla lode, rimango ovviamente a disposizione.

Come si vede, elementare Watson!

 

 

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