Atlantia: per ponte Morandi accantonati 350 milioni, tagliato acconto sul dividendo

Accantonamenti a riserva
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Atlantia: per ponte Morandi accantonati 350 milioni, tagliato acconto sul dividendo

Finanza e Mercati

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– 15% per l’utile netto, penalizzato dai 350 milioni degli oneri per il crollo del ponte Morandi. Non sarà distribuito l’acconto sul dividendo e, per maggio 2019, è garantita solo la parte relativa “le attività aeroportuali, tecnologiche e internazionali”.

Dopo una prima fase di difficoltà, a Piazza Affari il titolo è tornato a salire e al momento passa di mano a 18,475 euro, +1,37% sul dato precedente.

+2% per i ricavi, Ebitda batte le stime

I primi nove mesi dell’esercizio 2018 di Atlantia si sono chiusi con un utile di 733 milioni di euro, in riduzione del 15% rispetto a un anno prima per l’effetto dell’appostamento di circa 350 milioni quale stima preliminare degli oneri direttamente collegati al crollo di una sezione del Viadotto Polcevera a Genova.

I ricavi operativi al 30 settembre segnano un rialzo di 2 punti percentuali a 4.625 milioni, un dato sostanzialmente in linea con le stime degli analisti, mentre l’Ebitda è risultato maggiore delle stime attestandosi a 2.913 milioni di euro, +3% rispetto a un anno prima (stime a 2.888 milioni). Il traffico sulla rete autostradale italiana del Gruppo ha segnato un +0,3% mentre quello sulla rete estera registra un +2,3%. +3,6% per il traffico passeggeri di Aeroporti di Roma e +4,2% per l’aeroporto di Nizza.

L’indebitamento finanziario netto al 30 settembre 2018 risulta pari a 9.907 milioni, aumento di 411 milioni rispetto a fine 2017 per effetto essenzialmente dell’acquisto del 15,49% del capitale di Getlink.

350 milioni per il ponte Morandi

“Impregiudicato ogni accertamento sulle responsabilità”, la società ha incluso nei conti le stime preliminari di Autostrade per l’Italia degli oneri direttamente collegati al crollo del ponte Morandi. “In particolare le stime –riporta la nota della società – sono relative ai costi di demolizione e ripristino del viadotto, con connessi oneri per espropri e indennizzi e contributi a persone ed aziende/attività produttive direttamente colpite dal crollo, nonché ai risarcimenti agli eredi delle vittime e ai feriti”.

Le stime, pari a circa 350 milioni di euro senza tener conto dei rimborsi assicurativi, “sono state riflesse nella situazione contabile consolidata al 30 settembre 2018 mediante accantonamenti a fondi del passivo patrimoniale per circa 345 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 5 milioni di euro di oneri già sostenuti e contabilizzati tra i costi operativi”. Il dato è superiore ai circa 300 milioni stimati dagli analisti.

Niente acconto sul dividendo

In questo contesto, il Cda di Atlantia ha valutato di non procedere alla distribuzione dell’acconto sui dividendi per l’esercizio 2018, “abitualmente messo in pagamento nel mese di novembre”. Il Consiglio ha deciso di rinviare la distribuzione dell’utile in una unica soluzione al mese di maggio 2019 “in misura corrispondente almeno al previsto flusso di dividendi riveniente dalle attività aeroportuali, tecnologiche e internazionali partecipate da Atlantia”.

 

Morale

Quello che sta facendo oggi l’Aspi o, più esattamente l’Atralntia è  quello che avrebbero dovuto fare le banche fallite nel recente periodo, quando si ha contezza certa di una catastrofe ovvero una previsione di perdita.

Nel caso delle banche, le perdite si sarebbero dovute individuare nel portafoglio crediti – portate per anni nei bilanci – come poste attive quando nella realtà, sapendo che l’erogazione era avvenuta a “babbo morto” cioè senza garanzie, si sapeva benissimo che sarebbero diventate delle sofferenze o NPL come si usa chiamarle adesso, cioè crediti deteriorati ed inesigibili.

Questo, non solo non è stato fatto, ma nessun controllore istituzionale ha fatto in modo che venisse fatto, determinando poi un grandissimo pregiudizio in danno dei risparmiatori.

Una banca, come ho sempre detto, non può e non deve fallire, nella misura in cui si assicura e si salvaguardia la solidità patrimoniale che, nel nostro caso, è stata messa in discussione dagli stress test del 2014 disposti dalla Banca Centrale Europea.

Buon senso applicato!

 

 

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