Autonomia del Nord per un regionalismo differenziato – Lettera aperta al Presidente della Confindustria

Regionalismo, lavoro, mezzogiorno
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Autonomia del Nord per un regionalismo differenziato – Lettera aperta al Presidente della Confindustria

 

Egregio Presidente Boccia,

ho letto con interesse il suo intervento sul Sole 24 Ore di oggi a proposito di un’auspicata e maggiore efficienza in vista di un  possibile regionalismo differenziato nel nostro Paese, del quale si è tornato a discutere in questi giorni.

Con l’attuale clima che si va diffondendo – non solo a livello nazionale – di un’accentuata paura del diverso, anche solo per il colore della pelle, di un crescente isolamento internazionale con la miope convinzione, di rafforzare in questo modo una presunta e maggiore autonomia, è proprio sicuro di quello che ha detto od anche solo auspicato?

L’occasione del suo intervento è stato l’incontro organizzato dal Movimento l’Altra Avellino con il tema “Ricominciamo dal Sud”.

Una domanda dobbiamo farcela, al netto delle diverse posizioni espresse:”Com’è possibile, quando parliamo di Sud,  migliorare la vita a mezza Italia, a milioni di persone, senza modificare nulla nell’approccio ai problemi che attanagliano da sempre il Mezzogiorno in termini di mancanza di lavoro, infrastrutture, sicurezza e controllo del territorio da parte dello Stato?”

Proprio il Sole 24 Ore, recentemente, ha concluso uno studio dicendo che l’85% degli aiuti pubblici in conto capitale erogati nelle Regioni del Mezzogiorno sono delle truffe in danno dello Stato. Questa percentuale, si badi bene, scende al 60% su base nazionale.

Se ciò è vero, certamente verosimile se devo basarmi sulla mia trentennale esperienza di ex Ufficiale della Guardia di finanza e che, da alcuni decenni, impegnato nella ricerca di flussi finanziari di dubbia provenienza, dobbiamo ahimè ammettere che, il nostro Stato, magari in modo inconsapevole, da 70 anni a questa parte ha alimentato il malaffare, la speculazione e la stessa criminalità organizzata in senso più ampio.

Ciò detto, forse, prima di parlare di “Regionalismo differenziato”, sarebbe il caso di imporci un cambio di passo o fors’anche un cambio di direzione?

Basta con  contributi a pioggia, a cani e porci, ma selezionare gli stessi aiuti a favore di una economia vera, imprenditori che esistono, soffrono e lottano sul territorio, scongiurando le delocalizzazioni e finanche i suicidi nel settore, finendo per aumentare  le opportunità di lavoro sul territorio.

Con stima

Giovanni Falcone

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