Banca & Banchieri: Dicendo la verità è vietato fallire!

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Fallimenti bancari
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Banca & Banchieri: Dicendo la verità è vietato fallire!

 

Malgrado i recenti disastri bancari che hanno registrato il fallimento di diversi Istituti di credito allocati in ogni parte del territorio nazionale, ho sempre pensato che una banca non può fallire.

Quando questo succede com’è in effetti successo o dico meglio, continua a succedere ancora oggi come stiamo vedendo per la Banca Popolare di Bari, vuol dire che il management, gli amministratori della banca, i cc.dd. banchieri, non hanno detto la verità ed hanno raccontato balle o notizie false al mercato ed ai risparmiatori.

Dando per scontato quelle che sono le debolezze e amenità della natura umana, dobbiamo necessariamente concludere che anche nel mondo delle banche ed intermediazione finanziaria in genere si nascondono truffatori e gente di malaffare.

Nel contempo, con il senno del poi ed a leggere le risultanze delle indagini giudiziarie sulle vicende di cui parliamo, si apprende che nel 99% dei casi si è trattato di “crediti allegri”, cioè senza garanzie, erogati a babbo morto a beneficio di imprese decotte o privati.

Crediti erogati con questi criteri, da subito, sono delle sofferenze di fatto in quanto, in assenza di garanzie, sono posizioni che non rientreranno mai, trattandosi di somme, spesso ingenti, regalate al pari di un istituto di beneficenza.

Questa circostanza, è stata accertata dalla Banca Centrale Europea quando nel 2015, decise di fare una verifica della solidità patrimoniale del nostro sistema creditizio attraverso i cc.dd. “stress test” al termine dei quali, accertò la presenza di numerose posizioni incagliate o in sofferenza per crediti inesigibili (assenza di garanzie, aziende fallite etc.) e quindi lo stato di insolvenza degli stessi istituti di credito a far fronte alle proprie obbligazioni  in scadenza verso i tanti risparmiatori.

Per quanto noto, ricordo  che l’articolo 47 della nostra Costituzione  recita testualmente: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Nel caso nostro, nessun controllo da parte dello Stato attraverso i propri organi di controllo come la Banca d’Italia e la Consob è stato fatto e nessun risparmiatore è stato tutelato.

Nel frattempo, se da un lato si leggono correnti di pensiero che dicono che per contrastare queste frodi in danno dei risparmiatori serve una maggiore cultura finanziaria dall’altro, si ascolta l’ex Presidente della Commissione bicamerale sui disastri bancari, come l’Onorevole Pier Ferdinando Casini, deputato a presiedere il consesso nella passata legislatura affermare: servono nuove regole!

Ove ne avessi la possibilità direi all’Onorevole che se i nostri banchieri avessero rispettato la metà delle regole esistenti nel nostro ordinamento giuridico, a cominciare dal dire la verità sui bilanci chiamando le “sofferenze” con il loro nome, non avremmo mai assistito ai disastri recenti.

Falso in bilancio

Come è emerso dalle risultanze investigative, l’insolvenza degli istituti di credito accertata dopo la deludente performance della solidità patrimoniale emersa con gli stress test del 2015, è stata la diretta conseguenza dei crediti allegri, erogati senza adeguate garanzie.

Se questo è stato il peccato veniale originario, ancora peggio è stata la condotta dei nostri banchieri quando, dal 2011 al 2015, hanno occultato tale situazione nei propri bilanci. Infatti, se avessero detto la verità da subito, indicando tali poste (portafoglio crediti) alla voce sofferenze, sarebbero stati disposti accantonamenti annuali dagli utili di esercizio in previsione di perdite future scongiurando in tal modo l’insolvenza e quindi lo stesso fallimento.

Questo occultamento della verità, non ha consentito il ripristino della necessaria solidità patrimoniale, consentendo la elargizione di compensi lunari e particolarmente generosi agli amministratori oltre a dividendi gonfiati ai soci, dilapidando il patrimonio residuo delle banche interessate ai dissesti a tutto danno dei risparmiatori.

Con questa sintesi ho cercato di illustrare le ragioni per le quali una banca non può tecnicamente fallire, a condizione che dica la verità sul proprio stato patrimoniale.

 

 

 

 

 

 

 

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