Bonifico in ritardo: Patema d’animo e psicofarmaci!

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Ritardo bonifico: La banca paga
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Bonifico in ritardo: Patema d’animo e psicofarmaci!

Tergiversare troppo da parte di una banca per accogliere la disposizione di un bonifico a favore di un proprio cliente, circa un mese nel nostro caso, può costare caro.

Infatti a leggere i fatti di causa dalla sentenza di Cassazione n.24643 del giugno scorso, si comprende che tale condotta può provocare patemi d’animo e costringere il cliente ad assumere psicofarmaci.

Il ricorso all’alta Corte da parte della Ing. Bank è stato avviato dopo la sentenza della Corte d’appello di Milano del 24 gennaio 2018, in parziale accoglimento delle domande di Vuillermin Paolo, già rigettate dal tribunale, ha condannato la ING Bank al risarcimento del danno non patrimoniale, determinato in € 5000,00, per il ritardo nell’accredito di € 253385,70, sul conto corrente dell’attore, solamente in data 23 gennaio 2014 – in relazione al bonifico ordinato dalla società Cinquecento Investments s.a. in data 16 dicembre 2013 – per il patema d’animo subito dal correntista, avendo peraltro escluso l’esistenza del danno biologico per la non dimostrata patologia nevrotica.

Ragioni del ritardo

A leggere le cinque pagine della sentenza in commento, non si comprendono a sufficienza le ragioni del ritardo di fronte a procedure standardizzate per l’accoglimento di una disposizione di bonifico.

Pertanto, sono quasi indotto a pensare a possibili dubbi o perplessità sull’origine della provvista ai fini degli adempimenti antiriciclaggio che hanno indotto la banca a riflettere, naturalmente sbagliando come spesso accade, alla Ing. Come ad altri intermediari quando non si sa che pesci pigliare con il terrore sanzionatorio che aleggia.

Nel nostro caso, si è trattato di una operazione tracciabile di circa 250mila euro che ha mandato in tilt, in black out il competente ufficio.

Non è dato sapere circa il profilo soggettivo del cliente destinatario della provvista, relativamente alla sua onorabilità ed attività economica esercitata, ma il ritardo dell’operazione è assolutamente ingiustificato e bene ha fatto la Suprema corte a rigettare il ricorso presentato dalla banca.

Una sospensione dell’operazione, in presenza di situazioni oggettivamente valide – intervento autorità giudiziaria per una indagine in corso, precedenti penali del cliente etc. – avrebbero avuto un senso in presenza di richiesta di denaro contante o titoli al portatore – rimettendo ogni valutazione all’organo centrale di vigilanza della Banca d’Italia.

Intanto la sentenza in discorso ha stabilito che le zelanterie, le approssimazioni, le insufficienze si pagano.

Bene così!

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