Burocrazia & corruzione: Superiamo l’emergenza!

Burocrazia & corruzione
Burocrazia & corruzione

Burocrazia & corruzione: Superiamo l’emergenza!

 

L’altra sera ho ascoltato con  attenzione l’intervista fatta da un conduttore televisivo al neo presidente della Confindustria Carlo Bonomi che, con una semplicità di linguaggio inusuale,  ha ben evidenziato la gravità della situazione e la necessità di una terapia d’urto per uscire dall’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19 ancora in atto.

A proposito della necessità di accelerare la esecuzione delle opere pubbliche, Bonomi ha ricordato che negli ultimi 10 anni vi sono stati 72 provvedimenti finalizzati allo sblocco di questo stallo che sembra inattaccabile: siamo ancora fermi, immobili e aspettiamo!

Infatti, ancora oggi, non si è visto niente.

In molti auspicano l’esperienza del Ponte di Genova o dell’Expo di Milano che, con la nomina di un Commissario ad hoc,  si sono potuti superare tutti gli inghippi della burocrazia, principale fonte di corruzione e malaffare.

Decreto liquidità – finanziamenti a famiglie e imprese

Si parla della liquidità alle famiglie e imprese che non arriva. Appena ieri, il Sole 24 Ore ci ha informati che la Commissione finanze e attività produttive della Camera, finalmente e dopo circa due mesi si sofferenze, ha deciso di far approvare un emendamento al decreto liquidità onde ampliare significativamente l’uso dell’autocertificazione da parte dell’imprenditore richiedente il finanziamento (cancellando tutto il cartaceo e spostando ex post il controllo), ma soprattutto introdurre la manleva sul merito creditizio, più volte richiesto dal circuito bancario.

Adesso, con questi accorgimenti, la liquidità dovrebbe giungere a destinazione in tempi umani e ragionevoli, possibilmente nell’arco dei prossimi dieci giorni.

In questo, per dare contezza che la burocrazia non è ancora morta, si è introdotto l’obbligo del “conto dedicato”: Ti concedo  il finanziamento a condizione che tu imprenditore ti apra un conto apposito, per l’appunto “dedicato” per la gestione della provvista. Lo scopo potrà anche essere positivo, facilitare l’azione di controllo circa il concreto impiego della provvista in ossequio ai contenuti della legge – pagamento dipendenti, fornitore, ovvero sostenere i costi strumentali e di funzionamento dell’impresa.

Nella realtà, è un adempimento costoso, inutile e farraginoso che, come ho già detto, dimostra che la burocrazia è imbattibile.

A cosa serve imporre all’imprenditore l’apertura di un “conto dedicato” quando lo stesso, da trenta anni, detiene un conto aziendale che, per sua natura sottende la tenuta delle scritture contabili obbligatorie (partita Iva, libro giornale, registri fatture emesse e ricevute etc.).

Decreto liquidità – rischi infiltrazione criminalità organizzata

Con la pubblicazione del decreto liquidità dell’8 aprile 2020, n.23, si sono subito levati una serie di allarmi da parte di autorevoli organi istituzionali come la Procura nazionale antimafia, il Procuratore Nicola Gratteri di Catanzaro, i Procuratori della Repubblica di Napoli e Milano, la Banca d’Italia e la stessa Ministra degli interni, invitando le banche a verificare bene la destinazione di questi aiuti economici, onde scongiurare il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nella economia sana.

Inizio con il dire che gli aiuti garantiti dallo Stato, secondo i contenuti del decreto liquidità sono dei prestiti e non certo a fondo perduto, da restituire in 72 rate (6 anni).

Con queste premesse nessun criminale produce carte false per prendere dei soldi che deve restituire a breve.

Difficoltà operative 

Le banche che già boccheggiavano a causa dei limiti oggettivi, oggi per fortuna corretti dalla Commissione finanze come ho detto sopra – al netto del “conto dedicato” –  di fronte ai ripetuti e quotidiani allarmi da parte di organi istituzionali, peraltro enfatizzati dalla stampa specializzata senza alcuna lettura critica (Sole 24 Ore, Milano finanza etc.), per il terrore di sbagliare e subire un sistema sanzionatorio spesso lunare,  si sono bloccate: risultato, la liquidità campa cavallo, le famiglie e imprese aspettano dovendo superare difficoltà indicibili.

Questi ritardi, peraltro ancora esistenti, hanno si aumentato il pericolo di infiltrazioni criminali nelle compagini societarie, con afflusso di capitali di dubbia provenienza.

Dove non arriva lo Stato, arriva la criminalità organizzata.

Covid-19 – Infortunio sul lavoro

Per rimanere all’attualità, l’Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro (Inail), con apposita Circolare esplicativa ha chiarito che il dipendente che si ammala da Covid-19, è da ritenersi “infortunio sul lavoro” e come tale, in grado di esporre il datore di lavoro al rischio di un processo davanti all’Autorità giudiziaria chiamata ad indagare per lesioni colpose o omicidio colposo – https://www.giovannifalcone.it/coronavirus-il-dipendente-che-si-contagia-e-una-malattia-o-un-infortunio/

La domanda che ci si pone, perché non equipararla ad una malattia al pari di una influenza o un comune “morbillo”?

L’Inail ha subito chiarito: Noi non giudichiamo le aziende!

Certo, verrebbe da dire, costringete solo i datori di lavoro a difendersi, anche quando hanno osservato alla lettera i protocolli di sicurezza, con processi peraltro interminabili.

Anche qui, la burocrazia uccide.

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