C’E’ BISOGNO DI UN NUOVO PIANO MARSHALL, NON DI NUOVE MOTOVEDETTE

Africa, Immigrazione, piano Marshall
Africa, Immigrazione, piano Marshall

C’E’ BISOGNO DI UN NUOVO PIANO MARSHALL, NON DI NUOVE MOTOVEDETTE

 

Il Comitato nazionale per l’Ordine e la Sicurezza presieduto dal nostro Capitano, al secolo vice premier e ministro degli interni Matteo Salvini si è concluso ieri con importanti novità: useremo la forza per ostacolare l’arrivo dei migranti.
Il nostro vice premier, nel mentre diserta sitematicamente gli incontri a livello europeo con all’ordine del giorno il problema della immigrazione clandestina, in compenso, è sempre presente in patria.
Al nostro vice premier piace giocare in casa, va in trasferta girando in lungo e in largo sul territorio italiano per fare comizi e predicare il suo verbo: possiamo definirlo un emigrante nazionale!
Lui non parla di lavoro, economia, investimenti, rammendo delle periferie, edilizia scolastica essendo specialista della sicurezza e della immigrazione e ripete sempre le stesse cose, con monologhi interminabili quando si presenta negli studi televisivi.
Invece della politica, la discussione, la mediazione o il compromesso a livello comunitario il nostro Governo del cambiamento, all’attivo da circa un anno, preferisce l’utilizzo di radar, mezzi aerei e navali per fronteggiare il fenomeno epocale della “immigrazione clandestina”.
Si è anche deciso di regalare dieci motovedette della flotta marinaresca italiana alla Guardia Costiera Libica entro l’estate, oltre che aggiungere emendamenti al Decreto Sicurezza Bis per rendere più efficace il contrasto al traffico di esseri umani e per aumentare le pene per scafisti e trafficanti.
Intanto l’altro vice premier e doppio Ministro della Repubblica, per non farci mancare niente ci ha detto di avere da tempo sconfitto la povertà e la corruzione, mentre per la mafia è questione di giorni, forse addirittura di ore.
Ai vertici delle nostre Istituzioni, del Governo del cambiamento, c’è stata una divisione di compiti, anche per non fare confusione, uno si occupa di immigrazione e sicurezza, mentre l’altro di povertà, corruzione e criminalità organizzata.

Situazione sul campo

La primavera araba, avviata nel 2011 ha sconvolto diverse nazioni, Libia e Siria in testa, producendo decine di milioni di profughi.
La situazione è drammatica, sotto ogni punto di vista: umanitario, sociale, economico. Bisogna pensare ad un piano Marshall, simile a quello che il Segretario di Stato statunitense George Marshall presentò il 5 giugno 1947 all’Università di Harvard attraverso il quale venne pianificato un investimento di circa 17 miliardi di dollari: piano per la ripresa europea (European Recovery Program).
Secondo quanto leggo su Wikipedia, l’idea di Marshall, subito comunicata agli inglesi, venne positivamente accolta dalla Francia, che, però, chiese di estendere gli incontri preparatori anche all’Unione Sovietica, che, comunque, dopo un iniziale manifestazione di interesse, si rifiutò di partecipare al negoziato, obbligando anche tutti i paesi del blocco orientale ed i paesi baltici di adeguarsi in modo analogo.
Il resto è storia recente e grazie a quel piano l’Europa uscì abbastanza velocemente dalla fame e dalla disperazione.
Qualcuno, a tempo perso, avverta i nostri governanti che dopo ogni guerra serve una ricostruzione, per restituire a quei popoli del nord Africa un clima di fiducia forse attualmente smarrito.
Non servono i muri o il filo spinato, le navi da guerra o le motovedette delle forze dell’ordine. La disperazione di tanta gente si può contrastare soltanto con il buon senso, la lungimiranza, l’aiuto materiale e immateriale esattamente come altri hanno fatto nei nostri confronti.
Oggi, il signor Marshall non c’è più, per un fatto anagrafico: oggi possiamo chiamarlo il Piano Salvini!

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