Contrastare l’evasione fiscale? l’Uovo di Colombo!

Evasione fiscale
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Contrastare l’evasione fiscale? l’Uovo di Colombo!

 

 

Una delle novità contenute nel decreto legge 119/2018, riguardante la materia fiscale di cui alla Manovra di bilancio tanto discussa in questi giorni, è certamente quella secondo cui la Guardia di finanza potrà accedere all’anagrafe dei rapporti finanziari senza particolari formalità.

In pratica,  a partire dal 2019, le Fiamme Gialle potranno avere libero accesso alle banche dati degli istituti di credito[1], senza avere il bisogno di chiedere una autorizzazione formale all’Autorità giudiziaria, come invece accade oggi.

Non so con quanta convinzione, ma alcuni soloni pensano che ampliare le possibilità di accesso e lettura dei rapporti di conto corrente a cominciare dall’accensione, dalla chiusura ovvero una verifica sui saldi e movimenti annessi in entrata ed uscita di tutti i contribuenti in circolazione che ancora respirano, ivi comprese eventuali fideiussioni rilasciate o ricevute,  potrebbe rappresentare  un modo valido per rendere più dura la vita agli evasori fiscali.

Questa eventualità, non solo è una esemplificazione di alcuna consistenza ma ancora una volta, evidenzia l’assoluta assenza di dialogo fra il centro e la periferia: come dico sempre la teoria sta a Roma, mentre la pratica, dove si lavora, si combatte e si soffre sta in periferia.

Andiamo con ordine, cercando di spiegare come siamo andati avanti fino ad oggi.

L’avvio di una verifica fiscale da parte dell’Amministrazione finanziaria (Guardia di finanza nel nostro caso), scatta normalmente in presenza di una particolare segnalazione della gerarchia, della Corte dei conti o altro ufficio della Pubblica amministrazione ovvero, un tenore di vita particolarmente vistoso e appariscente di un determinato contribuente, rapportato o risultato incoerente all’attività economica svolta e alla dichiarazione fiscale presentata, viene selezionato per essere inserito nella programmazione delle verifiche annuali.

Avendo fatto parte della Guardia di finanza per circa trent’anni, so bene quali erano le difficoltà quando, all’inizio di ogni anno, dovevo fare la “programmazione delle verifiche” in assoluta assenza di fonti d’innesco qualificate (tradotto significa adeguate informazioni sul territorio).

Oggi, con le modifiche introdotte o che si pensa di introdurre, aggiunte alle  vagonate di modifiche precedenti, significa mettere nelle mani dell’Amministrazione finanziaria, dell’organo di controllo milioni o addirittura miliardi di informazioni che, paradossalmente, non servono a niente, anzi sono addirittura dannose contribuendo soltanto ad ingolfare la macchina dei controlli. 

Cosa bisognerebbe fare invece?

Altre volte ho detto che il contrasto alla evasione fiscale equivale all’Uovo di Colombo. Restando al tema che qui ci occupa, alcuni decenni orsono riferii in modo confidenziale ad un Senatore della Repubblica la migliore metodica possibile per una efficace azione di contrasto all’evasione fiscale che ebbe a rispondermi:

<<Caro Comandante, la sua idea, per quanto geniale è di una tale semplicità che, con tutto il rispetto mi rifiuto di immaginare che lei sia stato il primo ad averla pensata. Ergo, se non è stata attuata è mancata la volontà politica>>.

Efficace metodo di contrasto!

L’unica informazione di cui ha bisogno un organo di controllo, sia essa la Guardia di finanza o l’Agenzia delle entrate è sapere dove andare, quali sono i soggetti da controllare o meglio, chi sono i destinatari – persone fisiche o giuridiche – da sottoporre a verifica fiscale?

In pratica una mappa aggiornata dei paperoni sul proprio territorio di competenza, titolari di risorse finanziarie significative presso gli istituti di credito.

Per avere queste informazioni non serve avere una montagna infinita di dati e/o informazioni come succede adesso, che rende impossibile uno screening adeguato per intercettare i necessari obiettivi a rischio di evasione essendo sufficiente invece, avere una sola informazione: l’importo della giacenza media annuale sui rapporti di conto corrente, dossier titoli, depositi etc.

Per avere questa informazione è sufficiente che l’intermediario, quale sostituto d’imposta per conto dell’Erario deputato a trattenere la quota parte della tassazione da versare all’amministrazione finanziaria su base annua, comunichi all’Amministrazione finanziaria l’ammontare annuo dell’importo versato all’Erario[2].

Conosciuto questo importo, determinato attraverso l’applicazione dell’aliquota del 20%, con la formula inversa conoscerò la “giacenza media” annua riconducibile al quel singolo cliente.

Poiché la stessa persona fisica o società può avere numerosi rapporti di conto o depositi su banche diverse, questa informazione verrà collegata al codice fiscale o alla partita Iva.

In tal modo, l’Organo di vigilanza, avrà una mappa dei detentori di risorse finanziarie ingenti sul proprio territorio che potrà parametrare sull’attività economica svolta da ognuno, sulla dichiarazione fiscale presentata  e quindi sulla liceità di tali disponibilità.

Facciamo un esempio pratico:

  • Se la mia banca, mi ha fatto una ritenuta alla fonte a titolo di imposta di 500 mila euro – con l’aliquota al 20% – con la formula inversa posso sapere tranquillamente a quanto ammonta la mia “giacenza media annuale” su quella determinata banca;
  • Se ho rapporti con più banche, sarà sufficiente utilizzare il mio codice fiscale per conoscere la mia giacenza media annua verso il sistema creditizio.

Ottenuta questa informazione, sapendo che il tizio ha una grossa disponibilità in banca andrò a fare un’analisi preliminare, prima di valutare circa l’opportunità di avviare una verifica fiscale:

  • Attività economica esercitata;
  • Redditi dichiarati, eventuali bilanci di esercizio depositati;
  • In presenza di anomalie evidenti scostamenti fra il tenore di vita condotto, investimenti effettuati e i redditi imponibili dichiarati, procederò a verifica fiscale, con la moderata certezza di recuperare imponibile sottratto alla tassazione.

In definitiva, per concludere il discorso dico che la chiave definitiva è rappresentata dalla “Ritenuta alla fonte a titolo di imposta” che l’intermediario finanziario effettua per conto dell’Erario.

Dobbiamo maturare tutti la convinzione che l’alta incidenza ad evadere il fisco nel nostro paese deriva, oltre che da una pressione esasperatamente elevata, anche dalla convinzione di non essere mai beccato.

Contrastare l’evasione fiscale? l’Uovo di Colombo!

 

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[1] Archivio dell’Anagrafe tributaria che accoglie e registra tutte le informazioni inviate sistematicamente dagli intermediari finanziari, compagnie di assicurazioni, società di gestione del risparmio etc., in ossequio al dettato normativo di cui alla Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006) che, con l’articolo 1 comma 56, aveva dato il via all’interoperabilità degli archivi informatici con l’obiettivo di arrivare ad avere tra le varie strutture dell’Amministrazione finanziaria la condivisione e lo scambio delle informazioni dell’intero settore pubblico.

[2] Magari partendo da una soglia medio alta ed escludere in partenza i tanti contribuenti di fantozziana memoria vhe vivono perché sono appena sopra la soglia di sopravvivenza

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