DHL: Rapporti economici fittizi per una frode fiscale e Alert antiriciclaggio!

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Dhl: Sequestro per frode fiscale
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DHL: Rapporti economici fittizi per una frode fiscale e Alert antiriciclaggio!

L’indagine di oggi della Guardia di finanza di Milano, che ha operato un sequestro di venti milioni di euro, su ordine della locale Procura della Repubblica in danno della “DHL Italy”, ricalca una storia vecchia, da tempo in uso nel mondo del malaffare che è quello di annotare costi fittizi, documentati da Cooperative che ben si prestano allo scopo.

Nel nostro caso sarebbe emerso che i rapporti di lavoro con Dhl Supply Chain Italy sarebbero stati ‘schermati’ da un consorzio che si avvaleva a sua volta di 23 società cooperative.

Il sistema di frode, si basava sulla esternalizzazione della mano d’opera, non pagando i contributi previdenziali ed assistenziali dei lavoratori e l’Iva per le prestazioni.

Nel contempo, si sta verificando anche la possibilità di accertare una “responsabilità amministrativa d’impresa ex 231/01”, per omesso aggiornamento del modello organizzativo.

Evidenze investigative

La Dhl, “azienda leader nell’ambito della logistica”, con il metodo truffaldino escogitato ha azzerato tutti gli oneri connessi all’uso della mano d’opera esternalizzata e il sequestro preventivo disposto, serve proprio a recuperare il grave danno erariale provocato.

Nell’operazione denominata “Mantide”, sono state eseguite perquisizioni nelle provincie di Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia, a carico delle persone “fisiche e giuridiche coinvolte”.

Frode fiscale

L’inchiesta ha messo in luce, la frode fiscale di cui all’art. 2 del Decreto Legislativo n. 74/2000”, ossia la “dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti”.

Questo percorso, ha consentito alla società DHL di abbattere l’onere tributario attraverso l’annotazione in contabilità di costi fittizi, grazie alle fatture emesse dalla società Cooperative.

È In particolare, ricostruendo la filiera della manodopera, è stata riscontrata la presenza di ben 23 società cooperative, che si avvicendavano nel tempo trasferendo la manodopera dall’una all’altra, omettendo sistematicamente il versamento dell’Iva e, nella maggior parte dei casi, degli oneri di natura previdenziale.

Infatti, in questo vorticoso giro, sono risultati coinvolti 1500 lavoratori, assunti dalle finte Cooperative nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019, che avrebbero consentito alla DHL, stante all’accusa formulata e da dimostrare al processo, “fittizi contratti d’appalto per prestazioni di servizi” che in realtà “dissimulano l’unico, reale oggetto del negozio posto in essere tra le parti, ossia la mera somministrazione di personale effettuata in violazione delle norme che ne regolamentano la disciplina”.

Il sistema escogitato, a detta Procura della Repubblica, ‘maschera’ “somministrazioni irregolari di manodopera a favore di committenti più o meno conniventi” frodando gli interessi dell’erario.

Elementi di prova

Dalle notizie emerse sulla stampa di questi giorni, oltre alla responsabilità degli enti – ex D.lgs 231/01 – sono indagati i vertici della società – Fedele De Vita, presidente della società fino al 2018, e Antonio Lombardo, presidente dal maggio 2018 – sono accusati di reati fiscali perché “al fine di evadere l’Iva, avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti emesse dal Consorzio Industria dei Servizi e simulando contratti di appalto in luogo di contratti di somministrazione di mano d’opera, nelle dichiarazioni Iva della Dhl Supply Chain (Italy) Spa relativi alle annualità 2017, 2018, 2019, 2020, indicavano elementi passivi fittizi (IVA indetraibile) per un ammontare complessivo” di oltre 20,7 milioni di euro.

Il caporalato della logistica

Secondo le prime risultanze, acquisite da incrocio di banche dati, perquisizioni, intercettazioni telefoniche, sembra che la metodologia truffaldina posta in uso non sia isolata e che invece, rappresenta un metodo di frode ampiamente collaudato.

Una realtà fatta di “contratti di somministrazione illecita di manodopera fatti passare come contratti di appalto”, tariffe “imposte dal committente, che non sono in grado di remunerare la manodopera” e l’omesso versamento “di Iva e contributi da parte dei serbatoi di dipendenti, come condizione necessaria per remunerare il lavoro, condizione sostanzialmente ‘imposta’ dal committente”, ossia dalla Dhl nel nostro caso.

Soggetti obbligati antiriciclaggio

Gli alert da prendere in considerazione sono i soliti e ne ho parlato spesso in casi analoghi, commentando episodi della stessa natura: Oggetto sociale: false fatturazioni! (giovannifalcone.it) o ancora, FALSE FATTURAZIONI & RICICLAGGIO: Coinvolgimento della banca e del professionista (giovannifalcone.it) .

Chi va per mare questi pesci piglia e questi rischi corre!

 

 

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