DIRITTO DEL LAVORO: Jobs act, l’anzianità è quella aziendale

Il jobs act
prevede, in caso di licenziamento, “un risarcimento in misura pari a due
mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 ed un
massimo di 24 mesi”.

La mia domanda
verte sul concetto di anzianità di servizio: si tratta dell’anzianità del
lavoratore presso quella determinata azienda, oppure dell’anzianità del
lavoratore, calcolata dalle origini della sua carriera professionale? Si
consideri a riferimento un lavoratore che cambi lavoro e quindi rientri nel
nuovo regime del jobs act. In quanto caso il concetto/interpretazione di
anzianità di servizio assume un ruolo importante.

A. T. – ROMA

R I S P O S T A

L’anzianità di servizio maturata dal
lavoratore rappresenta il parametro di riferimento per calcolare l’indennità
risarcitoria spettante in caso di licenziamento illegittimo.

Essa va valutata
nell’ambito dell’attività svolta presso il datore di lavoro che procede al
licenziamento e non è la sommatoria dell’anzianità complessiva maturata nella
carriera lavorativa. L’unica eccezione riguarda l’ipotesi del cambio appalto,
della successione cioè di un datore di lavoro appaltatore all’altro, nei casi
in cui per legge, contratto o regolamento, è previsto il subentro di un
appaltatore all’altro. In questo caso, l’articolo 7 del Dlgs 23/2015 stabilisce
che l’anzianità di servizio del lavoratore che passa alle dipendenze
dell’impresa subentrante nell’appalto si computa tenendosi conto di tutto il
periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività
appaltata.

DAL”IL SOLE 24 ORE” DEL 23MARZO 2015