Dissesto del territorio: chiacchiere & distintivo!

Dissesto del territorio: chiacchiere & distintivo!
Dissesto del territorio: chiacchiere & distintivo!

Dissesto del territorio: chiacchiere & distintivo!

Falcone Antiriciclaggio

 

Dei circa sei miliardi di euro messi a disposizione dei nostri Governatori dal Ministero dell’Ambiente dal 2010 ad oggi per fronteggiare il dissesto idrogeologico, è stato utilizzato solo un quarto.

Ogni anno, con l’inizio dell’autunno e la stagione delle piogge,  assistiamo ad alluvioni, frane, fiumi che esondano, ponti che crollano, intere Regioni in panne con morti e feriti.

Uno stillicidio di eventi tragici, un appuntamento a cui non riusciamo più a sottrarci, un’agonia di sofferenze infinite, interminabili che la politica non riesce a porre un argine.

Il primo vero problema che si pone riguarda la scarsa informazione presso gli Enti locali che vivono e viaggiano per inerzia, una scarsa o insufficiente e inadeguata progettazione delle opere da realizzare e, per finire, la farraginosità delle procedure.

Alla fine il risultato è questo: si vorrebbe intervenire anzi che dico, si deve intervenire,  ci sono i soldi a sufficienza ma manca la capacità logistica e organizzativa di spenderli.

Che fare?

Quando leggo di queste vicende e penso a quanto si dibatte sul tema del Meccanismo Europeo di Stabilità (c.d. Mes) o ancora di più al programmato Recovery Fund di imminente attuazione per contrastare gli effetti nefasti della gravissima pandemia sanitaria mi vengono i brividi.

Proprio in queste ore leggo di talune preoccupazioni circa il corretto utilizzo del Recovery Fund, pensando a nuove regole per circoscrivere al massimo il malaffare.

Molto sommessamente, vorrei ricordare  che in occasione del decreto 23/2020 dell’aprile scorso, 400 miliardi a garanzia pubblica per famiglie ed imprese, definito da Giuseppi un bazooka nell’economia, venne manifestata la stessa preoccupazione da parte della Procura Nazionale Antimafia, Ministra degli Interni, Banca d’Italia e altri soloni minori, chiedendo alle banche di alzare l’asticella dei controlli per evitare infiltrazioni criminali.

Orbene trattandosi di prestiti decennali da restituire, nei miei 40 anni passati che mi occupo di questi temi, non ho mai visto che la criminalità organizzata o il malaffare in genere faccia carte false per prendere provviste da restituire, preferendo, decisamente, erogazioni a babbo morto (fondo perduto o in conto capitale), l’alert ha fatto più danni che altro.

Infatti, il risultato finale è stato che le banche, avendo paura della loro ombra anche per effetto di sanzioni lunari irrogate dall’Organismo centrale di vigilanza della Banca d’Italia, ha bloccato i finanziamenti e il sistema è andato in tilt e il bazooka è diventato una pistola ad acqua fresca.

Ovviamente, questi sono tutti dettagli di cui nessuno se ne preoccupa, nel frattempo le aziende muoiono, il sistema Paese è in sofferenza e non se ne esce permanendo questo stato comatoso e di totale incertezza.

Possiamo pensare di sospendere per un paio di anni la farraginosità delle procedure, spostando ex post l’azione di controllo?

Qualcuno per favore ci pensi e dia una risposta in tempi ragionevoli!

Commenta per primo

Lascia un commento