Economia & lavoro: un bagno di realismo!

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Economia & lavoro: un bagno di realismo!

 

L’economia del Mezzogiorno continua a risalire, pur restando ancora lontana dai massimi, grazie al buon andamento degli investimenti industriali (+40%), mentre la situazione occupazionale è ancora difficile, con 400mila posti da recuperare rispetto ai livelli pre-crisi 2007.  Sono queste le conclusioni del “Check Up Mezzogiorno” di luglio 2018, tradizionale studio curato da Confindustria e SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Il medesimo studio conclude con una raccomandazione: «pensare ad uno sforzo straordinario per rafforzare le competenze della Pubblica Amministrazione del Mezzogiorno, salvaguardando gli strumenti che hanno dato buona prova di sé, e ponendo di nuovo la questione industriale al centro dell’azione economica per il Sud».

Se è vero che l’esperienza sul campo deve servire a qualcosa, partiamo dal fatto che tutte le statistiche ci hanno detto che gli aiuti in conto capitale alle imprese non hanno funzionato  – a fondo perduto o a babbo morto come si usa dire – se è vero che l’85% dei contributi pubblici nel Mezzogiorno si sono rivelate delle truffe ai danni dello Stato.

Se questa statistica, pubblicata recentemente dal Sole 24 Ore corrisponde a verità, significa che la nostra Repubblica, anche senza volerlo, ha finanziato il malaffare da 70 anni a questa parte.

Allora perché non cambiare registro?

Finora si è pensato che erogando contributi a fondo perduto si permetteva la nascita di nuove imprese e quindi nuova occupazione. Non è stato così nella maggior parte dei casi e quindi facciamo in modo di aiutare le imprese che già esistono sul territorio, quelle imprese che resistono con tanta difficoltà, anche le imprese che delocalizzano solo per non soccombere, anche fisicamente.

Invece la politica, quella che deve pianificare il nostro futuro cosa fa?

Decide di punire, anche severamente, con sanzioni cervellotiche chi delocalizza, in pratica chi tenta ad ogni costo come estrema ratio di sopravvivere e rinuncia al suicidio.

Pensiamo invece a creare le infrastrutture in termini di trasporto e viabilità, mettendo in sicurezza larghe fasce del nostro territorio, combattere la burocrazia, controllo del territorio, contrastando con maggiore efficacia la forza nefasta della criminalità organizzata e riduciamo il peso della tassazione tributaria e contributiva in capo alle imprese che già esistono.

Lo Stato ha il dovere di creare l’appeal sufficiente, l’humus ideale per facilitare gli investimenti, nazionali quanto esteri.

Basta contributi a pioggia che non sono mai serviti a far crescere l’impresa e ancora meno il territorio, l’occupazione che di fatto latita, costingendo migliaia di ragazzi a scappare all’estero per una occupazione dignitosa.

E’ ormai un fatto acquisito affermare dicendo che i contributi “a babbo morto” hanno alimentato soltanto la criminalità e il malaffare, la speculazione di falsi imprenditori e la corruzione nella pubblica amministrazione. Quello che è cresciuto di sicuro con politiche miopi che hanno caratterizzato il nostro Mezzogiorno e non solo è solo il mercato delle “false fatturazioni” che, in assenza di controlli adeguati, hanno fatto apparire una realtà che non è mai esistitita.

Si abbia il coraggio di fare un bagno di realismo e di dire che le politiche seguite finora hanno fallito.

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico!

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