ELEZIONI SUBITO, MAGARI NO, FORSE, ASPETTIAMO LA PRIMAVERA

Crisi di governo
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ELEZIONI SUBITO, MAGARI NO, FORSE, ASPETTIAMO LA PRIMAVERA
Fissare la data delle elezioni, dopo i 45 giorni fatidici di campagna elettorale, sarebbe l’auspicio di quanto chiesto dall’attuale Ministro degli interni e leader del primo partito nazionale.
Si tratta di una strategia ben studiata, sull’onda lunga dell’esito elettorale delle Europee del maggio scorso, che hanno registrato un raddoppio del consenso di popolo, peraltro ancora in ascesa secondo i sondaggisti.
Il vice premier Matteo Salvini o il tamarro verde secondo la definizione nuova attribuitagli, in attesa dei “pieni poteri”, ripetutamente chiesti durante il tour beach estivo in pieno svolgimento, ha nel frattempo presentato una mozione di sfiducia contro il suo stesso Governo di cui fa parte da oltre un anno: ormai i riti della vecchia politica sono superati, non è l’opposizione che presenta le mozioni di sfiducia, si fa tutto in house.
Elezioni subito
Al netto degli umori dell’elettorato o delle pretese del capitano nazionale, penso che le elezioni subito potrebbero danneggiare la credibilità finanziaria del nostro sistema Paese laddove, con una impennata dello spread si provocherebbe un danno economico non indifferente.
Quanto appena ipotizzato, soprattutto nell’attuale momento storico di crescita zero, economia stagnante con un sistema Paese in agonia e in forti difficoltà sul versante dei conti pubblici.
L’ulteriore aspetto negativo ad una corsa alle urne in tempi brevi – certamente non prima del mese di ottobre pv – è determinato dall’attuale legge elettorale, proporzionale a turno unico.
Questo sistema costringe i partiti a correre da soli e governare uniti, in coalizione, anche quando ci sono programmi opposti e non si è d’accordo su nulla. Traducendo tutto questo in una futura azione di governo, significa costringere i partiti ad “alleanze innaturali” con i risultati che abbiamo visto negli ultimi 15 mesi con l’opera di “Giggino & Matteo”: debito pubblico in aumento, Paese fermo, crescita zero e isolamento internazionale.
Soluzione proposta
Pensare ad un Governo istituzionale, a termine o del Presidente, in grado di rimettere i conti pubblici in sicurezza, facendo una legge di bilancio in linea con le possibilità economiche del sistema Paese, sterilizzare le clausole di salvaguardia e scongiurare l’aumento dell’Iva che si tradurrebbe, al contrario, in un attacco senza precedenti all’economia nazionale, a cominciare da una forte contrazione dei consumi interni, con gravissimo nocumento dell’occupazione e della crescita economica nel suo complesso.
Attraverso una comune presa d’atto del totale fallimento economico e sociale del Governo appena defunto, In questa nuova e breve avventura, dovrebbero partecipare tutte le forze dell’arco parlamentare – ovviamente con la eccezione della Lega del 17%.
Così facendo, gli interessi nazionali, ai quali il Presidente Mattarella è certamente sensibile, verrebbero prima, molto prima, degli interessi di un Masaniello qualsiasi.

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