EMERGENZA ITALIA E FALLIMENTO DELL’ITALICUM

Fallimento Italicum
Fallimento Italicum
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EMERGENZA ITALIA E FALLIMENTO DELL’ITALICUM
In 70 anni di Repubblica parlamentare siamo riusciti ad avere ben 65 Governi, mentre invece la povera Germania, nello stesso periodo, quale popolo privo di estro e fantasia, appena nove, poverini.
La nostra Costituzione, la nostra forma mentis, ha sempre pensato alla rappresentatività e giammai alla governabilità, alla soluzione dei problemi, a fare le riforme, di breve o lungo periodo. I nostri politici, hanno sempre pensato e attuato nella pratica il motto del “vogliamoci bene”, c’è spazio per tutti e una poltrona si trova sempre, secondo la politica dell’accomodamento, della soluzione per ogni problema, anche di piccolo cabotaggio.
Insomma, si è privilegiata la politica del tirare a campare, in luogo di quella del “tirare le cuoia”, secondo il motto molto spesso ripetuto dall’ineffabile ex senatore a vita, defunto da qualche anno, Giulio Andreotti.
In Italia, siamo fatti così e la politica lo ha dimostrato ampiamente, rinviando la soluzione dei problemi sine die, una politica dei tavoli sempre aperti, con discussioni interminabili, la c.d politica della concertazione con le parti sociali senza capire alla fine, dove finiva il ruolo del Governo e dove iniziava quello del Sindacato.
Se al termine di defatiganti incontri non si raggiungeva l’unanimità su una ipotetica soluzione, si rinviava a babbo morto: in pratica si decideva di non decidere.
Quando poi, è arrivato qualcuno che ha cercato di dare una visione del sistema Paese, un progetto di futuro, una forma di vita all’azione politica, facendo approvare una Riforma costituzionale in Parlamento, ha trovato l’ostacolo della c.d. volontà popolare che, manovrata ad arte, alla data del Referendum del 4 dicembre 2016 lo ha bocciato.
Cosa prevedeva questo tentativo di riforma, tanto cercato e voluto dal popolo del SI?
Semplificazione amministrativa (abolizione del Senato), riduzione dei costi della politica – per la sola Regione Puglia, portando gli emolumenti dei 70 Consiglieri regionali allo stipendio del primo cittadino della città capoluogo (Bari), avremmo ottenuto un risparmio annuo di 5 milioni di euro – abolizione Enti inutili, semplificazione del quadro istituzionale del titolo V della Costituzione, contrastando con maggiore efficacia la burocrazia e quindi anche la corruzione: bocciato dagli italiani.
Nello stesso tempo, nel quadro delle riforme avviate con il Patto del Nazareno e d’intesa con l’alleato del Governo delle larghe intese – Partito democratico e Forza Italia – venne scritta la riforma elettorale denominata Italicum: ballottaggio con doppio turno.
In pratica, significava che, la forza politica che prendeva un voto in più si assumeva l’onere di governare e quindi la responsabilità di assumere delle decisioni.
Anche questo tentativo di legge elettorale, venne bocciato dall’Organo divino della Corte costituzionale. Un sistema valido in tutta Italia, per Comuni aventi una popolazione superiore a 15mila anime e operativo in mezzo mondo, per i nostri Giudici costituzionali non va bene.
Qual è il risultato?
Poiché nessuna forza politica si mostra in grado di raggiungere da sola il 40%, ad urne chiuse, per poter formare un Governo bisogna cercarsi delle alleanze, anche “innaturali”.
Alleanze innaturali dicevo, sempre ed a prescindere, andare d’accordo per forza, intese d’ufficio, senza ragionamento e senza convinzione.
E’ successo nel 2013, è ricapitato nel 2018: ci si mette insieme – nel nostro caso ultimo M5S e Lega – anche se non si è d’accordo su nulla, l’importanza che si tira a campare e si fa quello che si può, senza pretese e senza assumersi delle responsabilità nel prendere quelle decisioni che contano e che servono al Paese.
Se quanto appena sommariamente enunciato appare condivisibile, possiamo dire che l’avvio di questa crisi che ha posto fine all’azione politica di questo Governo, appare assolutamente in linea con la media generale di vita di un esecutivo e non registro alcuna particolare sorpresa. Adesso, come da prassi, assistiamo ad accuse reciproche sullo stato dell’arte, per una economia stagnante, una drammatica recessione in atto, un Pil che non cresce ed un Paese fermo, un isolamento internazionale e quant’altro: un anno e mezzo di attacchi e accuse reciproche fra i due soci di maggioranza con un Paese che langue, come tutti gli indicatori, anche internazionali, stanno a certificarlo.
Che fare?
Oggi sembra che le nuove elezioni, al netto dello scioglimento delle Camere, quale potere esclusivo del Presidente della Repubblica, sia un obiettivo solo della Lega, interessata a capitalizzare l’ampio consenso ottenuto alle recenti elezioni per il Parlamento europeo, peraltro ancora oggi in continua ascesa secondo i sondaggisti nostrani.
Auspico un atteggiamento responsabile delle forze politiche di opposizione a cominciare dall’ex cavaliere che dovrebbe responsabilmente rispondere ad un candidato che, rivolgendosi direttamente al popolo, nel corso del tour bach itinerante, ha chiesto “pieni poteri”.
L’ex cavaliere, insieme a qualcuno del centro sinistra che tanto si è speso per far ripartire questo Paese nella passata legislatura, costituiscano un centro moderato e parlassero ai tanti elettori delusi e a quel popolo di astenuti che da anni hanno abbandonato le urne.
Il popolo italiano, il popolo moderato, non merita questa condizione di difficoltà e perenne incertezza che questi politici hanno precipitato il Paese da un annetto a questa parte.
A questo punto, possiamo solo concludere: Egregio Presidente Mattarella ci aiuti!

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