ENTI  LOCALI: Funzioni di dirigenza e requisiti di accesso

ENTI  LOCALI: Funzioni di dirigenza e requisiti di accesso

Il sindaco di un Comune di circa 50mila residenti autorizza un funzionario con laurea triennale a svolgere funzioni di dirigente, rilasciando permessi a costruire. In questi giorni è stato bandito il concorso per dirigente a tempo determinato (ex articolo 110, comma 1, del Tuir), richiedendo la laurea quinquennale del vecchio ordinamento.

Se per un concorso è richiesto tale tipo di laurea, chi ha solo quella triennale – sebbene già funzionario e con esperienza nel settore – può svolgere funzioni dirigenziali?

  1. C. – SALERNO

R I S P O S T A

Occorrono innanzitutto due premesse di inquadramento sul tema dell’accesso alla dirigenza negli enti locali. In base al disposto degli articoli 4 e 27 del Dlgs 165/2001, le norme della dirigenza contenute nell’articolo 19 dello stesso decreto – secondo la prevalente dottrina – non sono direttamente applicabili agli enti locali, ma valgono come princìpi per la loro immissione nelle disposizioni statutari e, soprattutto, nei regolamenti di organizzazione dei singoli enti.

Inoltre, il riferimento normativo più organico,tale cioè da poter essere immediatamente applicabile anche per la dirigenza degli enti locali, stante il suo carattere di riforma complessiva della materia, e cioè la riforma Madia (legge 124/2015), non è ancora operativo in quanto privo del decreto attuativo.

Di questa è tuttavia riferibile, come norma di principio, la disposizione riguardante l’accesso al corso-concorso per cui sono previste (articolo 11, comma 1, lettera c) tre soluzioni: laura specialistica, laurea magistrale, laurea secondo il vecchio ordinamento ex Dpr 509/1999 (oltre al dottorato di ricerca o diploma di specializzazione di secondo livello). Per quanto concerne l’espletamento di concorsi per esami, l’accesso è consentito ai candidati in possesso della laurea congiunta a un’anzianità di servizio di cinque anni (tre anni, con laurea più dottorato o diploma di specializzazione).

Nella fase di transizione costituiscono punto di riferimento gli articoli 28 e 28-bis del Dlgs 165/2001 (introdotte dalla legge 289/2002), che ricalcano le norme citate della legge delega. Anche a questo proposito, tuttavia, rimarrebbe da parte degli enti locali l’obbligo di esperire il procedimento concorsuale, in base al disposto dell’articolo 97, comma 4, della Costituzione, in quanto la suddivisione di prima e seconda fascia di dirigenza si configura prevalente nell’ordinamento dello Stato.

Da questo contesto si può desumere che, in assenza di una norma di riferimento che sarà possibile utilizzare solo dopo l’attuazione della riforma Madia, gli enti locali – attraverso il proprio statuto e il regolamento di organizzazione – dovranno adeguarsi ai princìpi delle norme sulla dirigenza contenute nel Dlgs 165/2001 “tenendo conto delle proprie peculiarità” (articolo 111 del Tuel).

Questo concetto, che in termini organizzativi e funzionali comporta l’esercizio di discrezionalità di carattere tecnico, trova il proprio limite nelle citate norme di principio in materia, nei princìpi di buon andamento della Pa (articolo 97 della Costituzione) di logicità – congruità dell’azione amministrativa.

Sotto questi profili, dunque, se appare coerente la previsione del requisito della laurea secondo il vecchio ordinamento, per il concorso per l’attribuzione dell’incarico ex articolo 110, comma 1, del Tuel, l’affidamento dell’incarico a personale interno . ancorché giustificato da orientamento giurisprudenziale (Tar Lazio, sentenza 3670 del 3 marzo 2015), secondo cui la priorità per il conferimento spetta i funzionari interni di categoria D – dovrà comunque essere conferito secondo i criteri ex articolo 19 (modificato dal Dlgs 150/2009).

Le disposizioni regolamentari dell’ente dovranno pertanto prevedere, previa idonea pubblicizzazione, la comprovata qualificazione professionale, desumibile dall’attività svolta, per un congruo periodo, nella funzione corrispondente alla categoria D al cui accesso il dipendente dovrà essere pervenuto con il possesso di laurea (che potrà essere laurea breve o diploma di laurea, secondo l’equiparazione operata a seguito del Dm 5 maggio 2004 e in base alle esigenze dell’ente e quindi alle funzioni attribuite al posto da ricoprire), come prevedono i requisiti di accesso per la qualifica di funzionario direttivo (categoria D).

DAL  “IL SOLE 24 ORE”  DEL  9  OTTOBRE  2017

 

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