ENTI LOCALI: I registri dei censimenti vanno sempre conservati

2 min di lettura
Print Friendly, PDF & Email

Con
riferimento al censimento decennale della popolazione, dell’industria, del
commercio, dei servizi e dell’agricoltura, desidero sapere se i rispettivi
registri devono essere conservati per 10 anni, oppure per una durata illimitata
di anni.

G. D.– EPISCOPIA

R I S P O S T A

Occorre
ricordare che la statistica della popolazione è, in sede nazionale, di
competenza dell’Istat, istituto regolato da una normativa nazionale (Dlgs n.322
del 6 settembre 1989) e a cui spetta il compito di formulare ogni triennio il
programma statistico nazionale il quale comprende ogni decennio il censimento
della popolazione. Questo impianto si è in questi ultimi tempi molto evoluto, in particolare per l’interesse
del fenomeno censuario da parte dell’Europa (Regolamento CE N.763/08) e per la
decisione di avviare dal 2016 il progetto
del censimento permanente, istituito con Dl n.179/2012 (convertito in
legge n.221/2012).

Questo
sarà basato ancor più sulle informazioni rappresentate nelle liste anagrafiche
comunali (Lac); in tal senso, si caratterizzerà il prossimo censimento
decennale del 2021.

La
valorizzazione dei dati desunti dai dati anagrafici comunali (ai quali si
riferiscono i più importanti servizi pubblici al cittadino: elettorale,
scolastico, tributario, leva, igiene e sanità, assistenza) rendono prioritaria
l’attenzione sugli aspetti dinamici della popolazione.

Tuttavia,
non dovendo dimenticare le esigenze di ricerca storica, di carattere
anagrafico, che ogni cittadino ha diritto di compiere, è necessario tutelare i
registri dei censimenti pregressi utilizzando i più moderni mezzi tecnologici
di archiviazione.

DAL “IL SOLE 24 ORE” DEL 5 SETTEMBRE2016

giovannifalcone

GIOVANNI FALCONE
CONSULENTE D’IMPRESA
"ESPERTO ANTIRICICLAGGIO”

Post precendente

PREVIDENZA: Gli effetti del ricovero sull’accompagnamento

Prossimo post

COMUNE: L’assessore in conflitto ha l’obbligo di astenersi

Ultimi per