Evasore fiscale assolto & patrimonio confiscato!

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Evasore fiscale assolto & patrimonio confiscato!

 

 

Vivere con i proventi di origine delittuosa come l’evasione fiscale o le truffe in danno della pubblica amministrazione non conviene e, alla lunga, si paga.

Con la Sentenza n.11846 del 15 marzo 2018 lo ha detto la Seconda sezione penale della Cassazione anche quando i procedimenti penali si sono conclusi favorevolmente all’imputato, con assoluzioni o intervenute prescrizioni.

In pratica, il precedente giudizio di merito del Tribunale di Reggio Calabria che aveva disposto la Misura di prevenzione patrimoniale operando la confisca dei beni, era stata impugnata con una serie di motivi ben elencate nelle 23 pagine della sentenza testè richiamata alla quale ci si richiama.

Se ne indicano alcuni per brevità:

Con un motivo di ricorso Carnovale Domenica deduce la violazione del principio del ne bis idem, questione che dovrebbe essere pregiudizialmente portata all’attenzione della Corte di Giustizia Europea, atteso che la doppia valutazione dei medesimi fatti, naturalisticamente intesi, in sede di processo penale e in sede di procedimento di prevenzione, costituirebbe un “bis in idem”, violativo della Carta dei Diritti Fondamentali che assicura una generale garanzia contro qualsiasi forma di “bis in idem” .

Un altro motivo di ricorso riguarda la carenza dei presupposti fondanti il giudizio di pericolosità generica, posto che la stessa non può essere ricavata da vicende giudiziarie conclusesi con esiti assolutori e che il dato principale valorizzato dalla Corte d’appello, ovvero la condotta di evasione fiscale sarebbe limitata ad un unico atto, affatto dimostrativo della sistematicità della condotta evasiva posto che, tra l’altro, secondo l’insegnamento della Corte di legittimità , l’evasione per assumere rilevanza in sede di prevenzione, deve anche presentare una certa gravità e consistenza, non dimostrabile – attraverso la semplice constatazione della sproporzione tra il reddito dichiarato ed il patrimonio.

Ancora, un ulteriore motivo del riscorso la questione della incompetenza territoriale della Corte d’appello reggina , laddove si pone una questione di legittimità costituzionale, dell’art. 1 lett. a) e b) D.L.vo 159/2011 per violazione dell’art. 2 prot. 4 CEDU alla luce dell’art. 117 della Costituzione, dal momento che la misura di prevenzione di carattere patrimoniale, applicabile in quanto sia stata accertata la pericolosità sociale del proposto, soffrirebbe della vaghezza della norma relativa alla individuazione dei presupposti della misura, in tal senso richiama l’ordinanza con la quale la Corte d’appello di Napoli ha sollevato la questione di legittimità recependo le indicazioni della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 23/2/2017 De Tommaso c/ Italia che, ad avviso del ricorrente, ha inciso su tutto il sistema delle misure di prevenzione .

Conclusioni

La suprema Corte conclude dicendo che i ricorsi sono tutti infondati e vanno respinti non condividendosi, peraltro, le conclusioni del P.G. che ha chiesto la rimessione della questione in ordine alla individuazione dei presupposti della misura di prevenzione alle Sezioni Unite ovvero, in subordine, l’annullamento del provvedimento impugnato.

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