Fallimenti bancari: Un disastro dietro l’altro!

Salvataggio BpB

Fallimenti bancari: Un disastro dietro laltro!

 

Lo Stato, oggi come in passato, con l’intervento pubblico come nel caso della Banca Popolare di Bari,  non salva i risparmiatori ma solo i lavoratori (dipendenti della banca) e i correntisti e, al massimo, limitatamente alle disponibilità ed in percentuale i soli “obbligazionisti”, cioè quelli che hanno comprato i bond emessi dalla stessa banca, escludendo gli azionisti che ben sanno che con l’investimento, corrono dei rischi.

Detto questo, lo Stato, non salva una azienda decotta, morta e defunta, ma salva un istituto in grado di crescere e produrre ricchezza per il territorio, appena riesce a sostituire il management  truffaldino o incapace nella migliore delle ipotesi.

Questo, nel mentre l’Autorità giudiziaria svolge le indagini di competenza per accertare eventuali responsabilità di natura penale o amministrativa nell’operato degli amministratori. Lo Stato ha semplicemente erogato un “prestito”, entrando nel capitale della banca che, appena ritornerà in bonis restituirà con gli interessi l’aiuto economico ricevuto.

Solo per fare un esempio, voglio ricordare quello che è successo recentemente con l’UBS: https://www.giovannifalcone.it/fallimenti-bancari-intervento-pubblico/.

Fallimenti bancari

Quello che maggiormente sconvolge nell’assistere ad episodi e tragedie di questo genere, ahimè abbastanza frequenti negli ultimi anni, non è tanto il fatto che anche fra i banchieri vi sono dei ladri facendo parte questi, delle umane debolezze, ma la facilità con la quale questi disastri vengono costruiti ed occultati per anni agli organismi di controllo.

Cerco di spiegarmi meglio.

Se è vero come sembra che il 99% di questi fallimenti è strettamente connesso alla facilità e generosità con cui viene esercitato il credito a famiglie e imprese, sovente senza alcuna garanzia, significando fare dei regali sul territorio al pari di un Istituto di beneficenza. L’unica differenza è che qui stiamo parlando del risparmio di tante persone che hanno creduto nell’azione corretta e virtuosa della banca, affidando i propri risparmi, la stessa vita.

Quando viene erogato un credito senza garanzia, quella posta dovrebbe essere allocata nel bilancio di esercizio non già fra le attività del portafoglio crediti, bensi, più correttamente, fra le passività dello stato patrimoniale chiamandole con il loro nome fin dall’inizio: sofferenze!

Se si facesse questo, rettificando costantemente ahimè al ribasso i dati di bilancio, la stessa banca sarebbe costretta a fare degli accantonamenti annuali in  grado di sopperire alle tante previsioni di perdita che non giungono affatto in modo inaspettato.

Fare questo, significa quale diretta conseguenza, una riduzione dei compensi per il management – amministratore, direttore generale e altre figure di vertice – oltre che una significativa riduzione del dividendo da distribuire ai soci a fine esercizio finanziario.

Significa rispondere in modo corretto ad episodi di mala gestione, nella comune consapevolezza che, tecnicamente, una banca non può e non deve mai fallire.

Non fare questo,  non rispettando regole basilari di corretta amministrazione, significa alimentare un malaffare inarrestabile che mina l’economia e, alla lunga, la stessa convivenza civile.

Ruolo della Banca dItalia

L’organismo di vigilanza per eccellenza degli intermediari finanziari è la Banca d’Italia, quale Istituzione chiamata all’applicazione del dettato costituzionale di cui all’articolo 47 che testualmente recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla lesercizio del credito.

Nel nostro caso, quando parliamo dell’ultimo disastro in ordine di tempo, quello della Banca Popolare di Bari chi e cosa ha controllato?

Qualcuno è pregato di rispondere!

 

 

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