Falso documento di trasporto internazionale: equiparato alle fatture per operazioni inesistenti ai fini IVA!

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Falso documento di trasporto internazionale: equiparato alle fatture per operazioni inesistenti ai fini IVA!

 

Avverso alla condanna del maggio 2016 da parte della Corte di Appello di Venezia contro un amministratore di Srl,  per emissione di falsi documenti di trasporto internazionali, equiparabili agli “altri documenti” di cui all’art.8 del D.lgs 74/2000 (articolo 1, lettera a), il contribuente si rivolge alla Cassazione.

Il giudizio di legittimità non si è fatto attendere e con sentenza n.9453 del 2 marzo u.s. la Suprema Corte nel respingere il ricorso ha confermato la condanna della Corte territoriale.

Per contestare l’esistenza del reato, il ricorrente aveva escluso la natura di documento idoneo a provare il contratto di trasporto e non potendosi pertanto considerare tra “gli altri documenti” previsti dalla norma, escludendo quindi l’esistenza del reato[1].

I giudici di legittimità ricordano che oltre a tutti i documenti che possono avere una dignità di prova atte a dimostrare la veridicità di talune operazioni, secondo la giurisprudenza della Cassazione, sono “altri documenti” le ricevute, fiscali, gli scontrini, le ricevute per le spese mediche, per gli interessi sui mutui, le schede carburanti in quanto contengono annotazioni che sostituiscono la fattura..

In questa lista, secondo la stessa Corte, rientrano a pieno titolo anche i documenti di trasporto internazionale. La terza sezione chiarisce in tal senso che il criterio di equiparazione alla fattura è stato individuato nella possibilità per gli altri documenti di sostituirla, integrarla o ampliarne la funzione come la lettera di trasporto internazionale possiede certamente tale requisito poiché, in presenza di un controllo o riscontro, serve ad attestarne la veridicità.

Trattasi di un documento, quello del Cmr[2], in grado di comprovare dal punto di vista fiscale il trasferimento delle merci intracomunitarie ai fini del loro trattamento Iva in applicazione del regime di tassazione secondo lo Stato di destinazione dei beni ovvero della loro immissione in consumo.

Oltre alla conferma della condanna già esplicitata dalla Corte territoriale lo sventurato si è dovuto sobbarcare anche le spese del giudizio della suprema Corte.

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[1] DECRETO LEGISLATIVO 10 marzo 2000, n. 74 

Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 76 del 31 marzo 2000) – Testo aggiornato al decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158

Art. 1  Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto legislativo:
  2. a)  per “fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi;

 

[2] Convention de marchandise par route – divenuta esecutiva in Italia grazie alla legge 1621/1960, poi modificata con legge 242/82

 

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