Formazione & informazione: Dalla norma giuridica alla cronaca giudiziaria!

Tutela del segnalante
Tutela del segnalante
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Formazione & informazione: Dalla norma giuridica alla cronaca giudiziaria!

 

Parlando di modalità di contrasto al riciclaggio in occasione di eventi formativi a favore di intermediari finanziari o professionisti, ovvero soggetti obbligati in generale, ho sempre detto che i “problemi si risolvono quando si presentano”, valutando caso per caso la quotidianità operativa della clientela.

In tale quadro, nel corso della formazione antiriciclaggio – d’aula o a distanza –  partendo dall’Adeguata verifica ed i rischi connessi, ho sempre privilegiato gli aspetti pratici della problematica, a cominciare dalla evasione o frode fiscale, la corruzione, l’usura, la truffa alla pubblica amministrazione, l’autoriciclaggio, i rapporti con i cc.dd. Paesi a rischio, le triangolazioni con l’estero, le vendite sotto costo o le sovra o sottofatturazioni e altro ancora.
Per fare questo, da sempre e per chi mi ha seguito, ha potuto notare lo stretto collegamento che ho cercato fra il dettato normativo e la casistica pratica direttamente vissuta nel ruolo di responsabile aziendale antiriciclaggio nell’ambito di un Gruppo bancario, partendo dalla pregressa esperienza di appartenente al Corpo della Guardia di finanza per circa trenta anni.

Nel corso di queste lunghe chiacchierate, ho anche avuto modo di sottolineare la fondamentale importanza della “Riservatezza” della segnalazione, avuto riguardo ai contenuti del 3° comma dell’articolo 38 del vigente decreto 231/07 con riferimento alla “Tutela del segnalante”, anche a beneficio dei tanti episodi che ahimè succedono, laddove, la stessa Guardia di finanza, pur in assenza di alcun “decreto motivato”, continua imperterrita ad escutere in atti lo sventurato “segnalante”, vanificando completamente la ratio della norma[1].

Ho raccomandato altresì, l’importanza della collaborazione attiva finalizzata alla “sospensione dell’operazione” che l’Edizione 2001 del decalogo della Banca d’Italia così ci ricorda testuale:

“Massima tempestività nella segnalazione è assicurata ove l’operazione preveda il rilascio al cliente di contante o di valori assimilabili, per significativo ammontare, soprattutto se la medesima è effettuata da soggetti sottoposti a indagini penali o a misure patrimoniali di prevenzione ovvero da soggetti agli stessi collegati”.

Lo ricordo questo passaggio perché a circa trenta anni dalla prima normativa sulla lotta al riciclaggio, ancora adesso, gli Intermediari finanziari sono convinti che, fino a quando non c’è un provvedimento di blocco dell’Autorità giudiziaria sulla operatività dei rapporti, la clientela è libera di operare in assoluta tranquillità: concezione sbagliatissima e foriera di conseguenze anche gravi per il personale e per la stessa banca.

Accesso sito web www.giovannifalcone.it

Ciò detto, con cadenza settimanale, da venti anni a questa parte, commento i fatti di cronaca giudiziaria che vedono il coinvolgimento anche inconsapevole di intermediari finanziari nella gestione di rapporti economici, attraverso la quotidiana operatività dei rapporti riconducibili ad attività d’impresa ovvero a privati cittadini.
Detto questo, mi riesce difficile immaginare di poter commentare argomenti della specie descritta a persone che non hanno la possibilità di seguirmi sui commenti trattati al riguardo e diffusi attraverso il sito web anzidetto.

In pratica, se chiunque di voi dovesse partecipare ad una formazione antiriciclaggio in formato d’aula o a distanza, senza poi potermi seguire con un accesso personalizzato sul sito web sarebbe una formazione vuota e priva di riferimenti pratici.

Precisazione doverosa!

 

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[1] Introdotta con la legge 153/97

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