Russia, sottomarino, periscopio
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IL SOTTOMARINO RUSSO, UN PERISCOPIO SOSPETTO E UN RICORDO ILLUMINANTE

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IL SOTTOMARINO RUSSO, UN PERISCOPIO SOSPETTO E UN RICORDO ILLUMINANTE

L’altro giorno, 14 persone sono decedute a causa di un incendio registrato a bordo di un sottomarino russo AS-31, mentre operava ad alta profondità nelle acque di Barents del mare glaciale Artico a nord della Norvegia.
Si tratta di un sottomarino impiegato in missioni segrete, privo di armi o missili, ma attrezzato come una “stazione atomica ad alta profondità”,costruito appositamente per navigare in fondali molto profondi (fino a 6mila metri).
Queste che seguono sono solo alcune delle missioni affidate a questo tipo di sottomarino:
· sabotaggio di cavi di comunicazione sottomarini
· installazione di apparecchiature in grado di intercettare le comunicazioni stesse
· recupero di materiali sul fondale marino, come relitti di particolare interesse militare
· deposito di mine di profondità
· controspionaggio rispetto a attività simili condotte da sottomarini di altri paesi
· mappatura dei fondali marini, che sono in costante trasformazione e la cui conoscenza è indispensabile per le operazioni militari .
L’incidente del 1° luglio 2019
L’incendio, sviluppatosi secondo alcune fonti nel reparto delle batterie, ha registrato tra le vittime anche la presenza di ufficiali di altissimo rango e questo giustifica, forse, la grande importanza strategica della missione.
Nell’attesa di conoscere le vere cause del disastro, ad oggi, ovviamente, come quasi tutto quello che accade da quelle parti, voglio raccontare un altro episodio che ho vissuto direttamente.
Ricordo personale
Verso gli inizi degli anni ’80, facevo il Direttore di macchine su un Guardacoste di altura della Guardia di finanza del contingente di mare, di stanza a Reggio Calabria.
Ricordo che, per una estate intera, fummo trasferiti a Gallipoli (LE), dove attraccavamo di giorno per rifornimento (gasolio e vettovaglie), perlustrando le acque antistanti il Golfo di Taranto nelle ore notturne per la consueta attività di contrasto al contrabbando, polizia marittima e salvaguardia della vita umana in mare.
Nel corso di queste lunghe perlustrazioni, ci capitava sovente di intercettare degli “echi sul radar” senza vedere luci di stazionamento o di navigazione ovvero, illuminazioni di bordo. Detto così, venivano considerati da subito degli alert sospetti, potendo immaginare la navigazione di imbarcazioni a lici spente e quindi, ancora di più, interessanti per l’azione di contrasto al malaffare cui eravamo deputati.
In qualche caso, si scopriva che tali echi, intercettati ad una distanza di 20/25 miglia (35/40 km) altro non erano che sacchi di spazzatura galleggianti di cui si era liberato qualche nave in transito amante dell’ambiente, con gabbiani che ci ronzavano intorno.
In altri casi, giunti sul posto con l’intento di intercettare il potenziale natante carico di merce di contrabbando, non trovavamo assolutamente niente, illuminando l’intera zona marittima interessata all’avvistamento.
Giallo in alto mare! 
Nella realtà, a circa dieci anni prima dalla caduta del Muro di Berlino, il mondo era in piena guerra fredda, Paesi Nato da una parte (territori allocati in occidente con Stati Uniti in testa) e Paesi del Patto di Varsavia (territori dell’est Europa con Unione Sovietica in testa). Detto questo, sulla scorta di alcune ricerche che feci all’epoca e secondo fonti non confermate, i nostri “echi fantasma” erano corrispondenti a sottomarini dell’armata rossa che si avvicinavano al Golfo di Taranto per testare i tempi di reazione della nostra flotta militare della Marina allocata in quella sede. Insomma, era una operazione militare, segreta di cui al massimo, si riusciva a sapere dell’esistenza di “periscopi” non identificati.
Conclusioni
Considerato il perenne mistero che ha sempre accompagnato le attività civili e ancor più militari della Marina russa, non so e non oso immaginare qual’era la missione del sommergibile AS-31.
Piango soltanto per le povere vittime decedute nel disastro. Spero ed auspico che la finalità della missione sia stata di ricerca scientifica utile al mondo che conosciamo in cui vorremmo continuare a vivere, possibilmente in pace, anche con la nostra coscienza: Amen!
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