Inchiesta antimafia “propaggine”: Operatività bancaria!

Propaggine: Valutazione rapporti
Propaggine: Valutazione rapporti

Inchiesta antimafia “propaggine”: Operatività bancaria!

 

Con le 77 misure cautelari disposte nei confronti di altrettante persone coinvolte nella inchiesta antimafia ed eseguite nella giornata di ieri – https://www.giovannifalcone.it/riflessione-personale-sulla-cronaca-giudiziaria/, è stato fissato un primo step in fase delle indagini preliminari di una complessa attività investigativa condotta in modo congiunto dalla Procura della Repubblica di Roma e Reggio Calabria.

Nel contempo, nella giornata di ieri ho ricevuto alcune richieste di chiarimenti da parte di qualche banca operante nella capitale, dove mi è stata chiesta l’opportunità della chiusura dei rapporti in essere, riconducibili a nominativi coinvolti nella indagine di cui trattasi.

Al netto di una valutazione da differenziare da caso a caso, in termini generali penso che vada nettamente distinta l’attività svolta dalla polizia giudiziaria da quello che deve essere il comportamento di una banca, anche se stiamo parlando di Segnalazioni di operazioni sospette.

Insomma, non è serio argomentare una Segnalazione di operazione sospetta ovvero una chiusura di un rapporto di conto adducendo, come “causale” l’attività investigativa in corso senza addurre alcun elemento di riscontro, in grado di motivare un sospetto, riguardante il concreto utilizzo del rapporto di conto, avuto riguardo alla “coerenza” delle diverse transazioni registrate sui rapporti in essere.

Come ho avuto modo di ricordare, ci sono delle controindicazioni sulla opportunità di procedere ad una Sos in conseguenza di un’attività investigativa senza addurre motivazioni di merito, senza causale ma limitandosi a dire, come spesso succede: “perché c’è una indagine dell’Autorità giudiziaria”  https://www.giovannifalcone.it/intervento-dellautorita-giudiziaria-segnalare-non-conviene-potrebbe-rivelarsi-autolesionistica-per-il-soggetto-obbligato/.

Pratica operativa

Quando la cronaca giudiziaria ci racconta episodi di questa portata e vastità, significa che qualcosa non ha funzionato bene nell’azione di controllo e che bisogna migliorare l’azione di contrasto al riciclaggio di denaro sporco da parte dei soggetti obbligati – in primis banche e professionisti.
Dove sta il punto debole allora?
Sta nel fatto che quando si avviano rapporti, non vengono svolte le necessarie verifiche circa l’esistenza effettiva dell’attività economica che si certifica con la partita Iva e le visure camerali – verifica di cantiere, idoneità dei mezzi ed infrastrutture, personale etc. – anche con riferimento alla eventuale esistenza di prestanomi o teste di legno nell’attività di gestione delle riferite attività economiche.
In situazioni del genere i rischi per i soggetti obbligati sono altissimi, esponenziali e basta veramente poco per evitarli!

A questo punto, il coinvolgimento nell’inchiesta antimafia, di cui alle misure cautelari personali già eseguite, ci consiglia la sospensione dei rapporti?

Assolutamente no, per due sostanziali ragioni che vado a sintetizzare:

  1. Stiamo parlando di una indagine preliminare, dove ancora nessuno è stato condannato – presunzione d’innocenza art.27 della Costituzione;
  2. Non possiamo addure l’inoltro di una Sos, la revoca di un affidamento o addirittura la cessazione di un rapporto sulla sola base della indagine in corso, laddove non abbiamo alcun riscontro che ci evidenzia una operatività anomala.

Come soggetto obbligato si deve ragionare sulla base dei nostri riscontri e non certo sulle indiscrezioni di stampa o provvedimenti della magistratura. Insomma, dobbiamo essere in grado di spiegare e dire quali siano i sospetti, maturati sulla scorta di cosa?

Di fronte ad emergenze della specie, suggerisco di elevare la posizione “a rischio alto” ed avviare una “verifica rafforzata” per il prosieguo del rapporto – https://www.giovannifalcone.it/?s=verifica+rafforzata  (n.153 articoli)

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