Indagine della magistratura e Rischio alto: Doverosa riflessione!

Procedimento giudiziario e rischio alto
Procedimento giudiziario e rischio alto

Indagine della magistratura e Rischio alto: Doverosa riflessione!

 

Qualche anno addietro, partendo da una esperienza maturata sul campo, scrissi un articolo per stigmatizzare l’atteggiamento della banca quando decide di tagliare o revocare il “merito creditizio di un cliente in presenza di una indagine giudiziaria” INDAGINI GIUDIZIARIE & DEMERITO CREDITIZIO Quando la banca si sostituisce al giudice naturale (giovannifalcone.it)

Il mio voleva essere un articolo di denuncia laddove, in modo improprio ed inopportuno, la banca si sostituisce al giudice naturale, condannando lo sventurato ad una morte civile ed economica prima ancora della sentenza penale, vanificando completamente la ratio ed il significato dell’articolo 27 della Costituzione, laddove si legge: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

Nel nostro caso, ben lontani dal giudizio finale, parliamo di una indagine appena avviata, ben sapendo che, statisticamente, il 50% degli imputati o addirittura delle persone in custodia cautelare vengono assolte “per non aver commesso il fatto” oppure perché “il fatto non sussiste”.

Perché la banca si comporta in questo modo?

Perché crede che sia una condotta opportuna sotto il profilo della reputazione e perché si matura la presunzione, che questa sia una forma di rispetto verso una importante Istituzione (Autorità giudiziaria) o addirittura una sorta di osservanza della legalità a prescindere.

Ovviamente per stigmatizzare tale comportamento non serve essere garantisti, ma semplicemente fautori di un buon senso e rispetto delle regole ma soprattutto, della consapevolezza che il pubblico ministero – l’accusa in un ipotetico processo penale – svolge un lavoro diverso dalla banca che, invece, nell’esercizio del credito, deve valutare il contesto di una sana dinamica imprenditoriale in relazione alla crescita di un territorio.

Per fare questo, deve verificare con costanza e puntualità il concreto utilizzo della linea di credito secondo le esigenze e finalità strumentali all’impresa (acquisto materia prima, pagamento dei costi strumentali, personale dipendente etc) con modalità trasparenti e tracciabili.

Questo riscontro, da effettuarsi con sistematicità,  è codificato nella operatività bancaria e prescinde da qualunque attività investigativa dell’autorità giudiziaria.

Indagine giudiziaria e adempimenti Antiriciclaggio

La Circolare del 30 luglio 2019 della Banca d’Italia, nel rivolgersi ai soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio, ha fissato alcune regole di condotta nell’espletamento dell’obbligo principale afferente alle “Disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela per il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”, considerata non a torto come la madre di tutte le battaglie.

In questa guida operativa, qualificata ed autorevole, per i numerosi spunti di riflessione in essa contenuti, si richiama un “Allegato 2” dove vengono indicati quelli che sono i cc.dd. “Fattori di rischio alti” da porre a base onde allocare tutte le posizioni tra le “Verifiche rafforzate”.

Al punto 3) del ripetuto allegato, si legge: “… Rileva, tra l’altro, la sussistenza di procedimenti penali, quando questa informazione è notoria o comunque nota al destinatario e non coperta da obblighi di segretezza che ne impediscono l’utilizzo da parte del destinatario ai sensi del codice di procedura penale; procedimenti per danno erariale, procedimenti per responsabilità amministrativa ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231, sanzioni amministrative irrogate per violazione delle disposizioni antiriciclaggio a carico del cliente o del titolare effettivo.

In forza di quanto appena enunciato, ci sono delle banche che, non solo trasferiscono a “rischio alto” lo sventurato che incappa in un procedimento penale o addirittura, in una mera indagine preliminare di polizia giudiziaria – includendo familiari e soci in affari, con l’avvertenza di valutare l’opportunità dell’inoltro di una Segnalazione di operazione sospetta.

In taluni casi, oltre al rischio alto e quindi le verifiche rafforzate della posizione, ci sono banche che avviano la “chiusura” del rapporto di conto corrente o il rientro dagli affidamenti.

Per procedimento penale, ancora prima della richiesta di “rinvio a giusdizio”,  bisogna intendere “accertamenti bancari, procedimenti penali, avvio di indagini etc.”.

In via preliminare voglio ricordare che:

  • gli “accertamenti bancari” vengono richiesti all’autorità giudiziaria in quasi tutte le verifiche fiscali avviate dalla Guardia di finanza;
  • i “procedimenti penali” vengono avviati, sovente inteso come atto dovuto attesa l’obbligatorietà dell’azione penale – ex art.112 della Costituzione;
  • le “indagini”, anche senza attendere alcuna delega da parte dell’A.G., possono essere avviate anche autonomamente dalla stessa polizia giudiziaria – ex art.55 Cpp.

Una pazzia a cielo aperto e cerco di spiegarne le ragioni!

Pratica operativa – Inoltro di una Sos

In base alla Circolare Mef  n. DT 54071 del 06/07/2017, non è consigliabile l’inoltro di una Sos in conseguenza di una indagine giudiziaria.

Infatti, la richiamata circolare, per commentare il modus operandi della “collaborazione attiva”, fra l’altro precisa:

<<L’invio di una segnalazione di operazione sospetta priva di efficacia esimente, soprattutto nei casi in cui si verifichi in corso di accertamento ovvero successivamente all’adozione da parte delle autorità, ivi compresa l’autorità giudiziaria, di atti formali aventi connessione oggettiva od oggettiva con le operazioni contestate, costituisce, di per se, elemento non rilevante ai fini della valutazione del grado di collaborazione prestato,  potendo al più rilevare in termini negativi laddove, accertata la inequivoca preesistenza degli elementi di sospetto rispetto agli eventi successivi che hanno dato verosimilmente impulso alla segnalazione, essa si sostanzia in un atto palesemente ed oggettivamente privo di ogni utilità e valore in termini di collaborazione attiva>>.

Provo a tradurre: se, dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria, in qualche caso  anche attraverso la esecuzione di misure cautelari in danno del nostro cliente di cui tutta la stampa ne parla, ci accorgiamo di non aver notato una certa operatività chiaramente anomala nella gestione di taluni rapporti di conto di tale cliente, ovvero di rapporti di conto allo stesso riconducibili – pensiamo ad un giro di “false fatturazioni” nell’ambito di una Holding – ci conviene stare zitti  e non fare niente in quanto, a differenza che in passato, con l’inoltro di una SOS, peraltro considerata  “… palesemente ed oggettivamente priva di ogni utilità e valore in termini di collaborazione attiva …” corro il rischio  di aggravare la nostra condizione e quindi provocare possibili contestazioni di Omessa segnalazione di operazione sospetta”.

Insomma, la “collaborazione attiva” significa segnalare  all’Organo di vigilanza centrale (UIF) una condotta anomala di un cliente, sia pure in presenza di un ragionevole sospetto andando ad attivare  un’attività investigativa prima dell’intervento del magistrato e giammai successivamente.

Nel caso inverso, l’inoltro di una SOS diventa comico se non addirittura patetico!

Eppure, bisogna dirlo, come denunciato espressamente nel Rapporto 2020 fatto dall’organo centrale di vigilanza della Banca d’Italia, molte banche  – medio grandi – disattendendo completamente l’invito della Circolare del luglio 2017 del Ministero delle finanze appena ricordata, continuano ad inviare Segnalazioni di operazioni sospette un minuto dopo l’arrivo dell’autorità giudiziaria – Uif – Rapporto annuale 2020: Curiosità professionali! (giovannifalcone.it).

Approccio basato sul rischio

Non è un caso se alla “Sezione I della Parte Prima della Circolare della Banca d’Italia” si parla del “Principio dell’approccio basato sul rischio” che, sulla scorta di un “modus operandi” di tal fatta sembra completamente disatteso o comunque certamente trascurato e di cui, si ha la sensazione che non sia stato sufficientemente compreso. Fare antiriciclaggio, come spesso mi capita di ripetere, significa applicare comune e razionale buon senso che, nella circostanza, se mai sia esistito, è certamente svanito.

Questa premessa ci deve imporre a fare qualche considerazione per valutare più correttamente l’operatività della clientela, tanto per passarla nell’elenco delle “verifiche rafforzate” e tanto se si dovesse decidere, ancora peggio, di inoltrare una Segnalazione di operazione sospetta.

In ambo i casi l’attenzione dev’essere massima, tanto in presenza di privati consumatori che attività economiche.

Cerco di spiegarmi meglio:

Privati consumatori – Sae 600

Trattasi di persone fisiche, per lo più lavoratori dipendenti a reddito fisso o pensionati, le cui entrate sono riscontrabili mensilmente sul conto corrente personale. Variazioni economiche che modificano in termini sostanziali questo status devono essere giustificate dallo stesso cliente (compravendita immobiliare, donazione, eredità etc.).

Le valutazioni nel loro complesso ai fini della determinazione del profilo di rischio, devono anche tenere conto del tenore di vita, delle frequentazioni e della pubblica stima sulla piazza di riferimento.

Nella generalità dei casi sono posizioni che non riservano particolari sorprese ai fini di potenziali collegamenti con fenomeni di “malaffare”, anche se, l’attenzione sulle transazioni registrate sui rapporti deve comunque rimanere costante.

Attività economiche

Quando parliamo di attività economiche, possiamo riferirci a “ditte individuali, società di persone o società di capitali”.

La fornitura di servizio o il commercio di beni, a fattor comune, richiedono sempre una organizzazione in termini infrastrutturali – attrezzature, mezzi e personale – , indispensabili per qualunque dinamica imprenditoriale.

Per questa ragione, al riscontro degli adempimenti formali – visura camerale di statuto e atto costitutivo – si consiglia sempre una verifica di cantiere, onde riscontrare de visu quanto appena enunciato ricordando altresì l’assunto della Cassazione che ha sempre sostenuto che, le fatture emesse da un’azienda senza personale, sono false.

Fatta questa fondamentale premessa afferente all’adeguata verifica da farsi con l’avvio della relazione, bisogna leggere e interpretare il significato e soprattutto la “coerenza” delle operazioni poste in essere e documentate nel “conto aziendale” che, per sua natura, sottende l’esistenza di una contabilità.

Cosa significa “coerenza”?

Faccio rinvio a decine di articoli che ho scritto sull’argomento Risultati della ricerca per “coerenza” (giovannifalcone.it)

Conclusioni

Le indicazioni riportate nella Circolare della Banca d’Italia del luglio 2019 deve rappresentare una indispensabile base di partenza alla quale, all’approccio basato sul rischio, bisogna associare una buona dose di ragionevolezza strettamente collegata alla effettiva operatività posta in essere dalla clientela.

Per fare un esempio, non si può portare a rischio alto un imprenditore destinatario di accertamenti bancari perché sottoposto ad una verifica fiscale, quale attività istituzionale dell’amministrazione finanziaria (Guardia di finanza o Agenzia delle Entrate), trattandosi di processi usuali che di per sé, non evidenziano particolari rischi.

Lo stesso dicasi per l’avvio di un procedimento penale da parte dell’autorità giudiziaria quando sappiamo che trattasi di “atto dovuto” che in prima facie, non può e non deve scatenare alcuna conseguenza negativa per la vita del rapporto.

Questo ragionamento deve valere in ambo i casi quando, beninteso, le transazioni registrate sui rapporti in essere sono caratterizzati da una movimentazione coerente e strumentale all’oggetto sociale dichiarato, avuto riguardo alla trasparenza e tracciabilità delle operazioni.

Ancora tanto ci sarebbe da dire, per parlare del rischio alto – Risultati della ricerca per “rischio alto” (giovannifalcone.it) e delle conseguenti verifiche rafforzate, intese come un vero incubo a cielo aperto Risultati della ricerca per “verifiche rafforzate” (giovannifalcone.it) oppure posizioni riguardanti Sos già inviate che, anche a distanza di anni, non si conosce il feedback al riguardo.

Il 24 agosto 2021, l’organo centrale della Banca d’Italia (Uif), opportunamnete interpellato, ha fornito una interessante risposta circa la interpretazione da dare a proposito della Circolare Bankit del 30 luglio 2019 e quindi delle “verifiche rafforzate”, ovvero degli indici di alert indicati nell’elenco del “rischio alto” – Pubblica amministrazione & verifica rafforzata: Attività economica esposta a rischi! (giovannifalcone.it)

Non è un caso se, oltre a chiarire il significato da attribuire alla verifica semplificata della pubblica amministrazione . ex 2°comma dell’art.23 del d.lgs 231/2007, ha fornito un ulteriore ed importante spunto di riflessione quando ha sottolineato che “In ogni caso i fattori di rischio elencati nelle Disposizioni della Banca d’Italia non rappresentano indicazioni tassative e vincolanti per i soggetti obbligati; si tratta piuttosto di elementi volti ad agevolare e guidare valutazioni che il legislatore rimette in ultima istanza agli intermediari tenuti ad applicare la normativa antiriciclaggio: questi, dopo aver verificato il ricorrere dei fattori di rischio indicati nel decreto e nelle relative disposizioni attuative e averli opportunamente ponderati tra loro, dovranno individuare il profilo di rischio e, con esso, le misure di adeguata verifica più adeguate da applicare al cliente per gestire adeguatamente i rischi di riciclaggio”.

Resto a disposizione per qualsivoglia ed ulteriore chiarimento!

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