Indagine Lega Nord & Riciclaggio: A caccia del malloppo!

PricewaterhouseCoopers
PricewaterhouseCoopers

Indagine Lega Nord & Riciclaggio: A caccia del malloppo!

 

In un articolo recente ho parlato dei rischi conseguenti per la banca ed eventuali connivenze da parte di società esterne ovvero personale di partito, titolare dei rapporti economici e depositari dello specimen di firma[1].

Quali sono questi rischi?

L’intermediario, ovvero i titolari dei rapporti economici ivi compresi eventuali società di revisione esterna – in questo caso parliamo della  PricewaterhouseCoopers” – ha degli obblighi che sembrano essere stati completamente disattesi.

Più precisamente, le istruzioni operative per l’individuazione di operazioni sospette contenute nel decalogo della Banca d’Italia – Edizione 2001 – sono state chiaramente violate, laddove si dice:

“”Massima tempestività nella segnalazione è assicurata ove l’operazione preveda il rilascio al cliente di contante o di valori assimilabili, per significativo ammontare, soprattutto se la medsima è effettuata da soggetti sottoposti a indagini penali o a misure patrimoniali di prevenzione ovvero da soggetti agli stessi collegati””.

In pratica, gli amministratori del partito politico, a conoscenza della indagine penale nei confronti dei predecessori – Umberto Bossi & Figli, Tesoriere Belsito e altri – peraltro successivamente condannati per Truffa aggravata ai danni dello Stato, non avrebbero potuto svuotare le casse dell’Organo politico.

Qui, non si può parlare solo di Omessa segnalazione di operazione sospetta, bensì di una fattispecie a mio avviso ben più grave che è quella del Riciclaggio – ex art.648bis del codice penale – per aver scientemente e consapevolmente fatto scomparire l’intera disponibilità di circa 50 milioni di euro, temendo il rischio di un intervento dell’Autorità giudiziaria per un sequestro preventivo.

Resto basito dalla notizia appresa dall’intervista del tesoriere del Partito dell’epoca Stefano Stefani, di cui riporto uno stralcio a seguire, secondo il quale sarebbe stata coinvolta la PricewaterhouseCoopers per la gestione della vicenda.

Stralcio della intervista all’ex tesoriere

<<Dopo le sue rivelazioni a TPI, Daniela Cantamessa è stata interrogata dai pm di Genova e dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.

Cantamessa è stata interrogata nell’ambito dell’inchiesta per riciclaggio sui 49 milioni che, secondo l’ipotesi accusatoria, la Lega avrebbe fatto sparire all’estero.

Nella seconda puntata dell’inchiesta di TPI, l’ex segretaria di Umberto Bossi ha accusato anche Giancarlo Giorgetti.

“Giorgetti mi disse che bisognava mettere da parte un milione di euro per incentivare il personale a licenziarsi”.

“All’epoca (nei mesi successivi alle dimissioni di Bossi, nda) avevamo 40 milioni in cassa”, ricorda Cantamessa. “Tutte le attività vennero esternalizzate con spese allucinanti e il personale interno fu liquidato, nonostante costasse solo 4 milioni all’anno. Cosa pensammo? Che ci fosse in atto un’azione per chiudere la Lega”.

“Dopo le dimissioni di Bossi tutti i soldi sono stati sperperati “, dicono. “Fu acquistato, ad esempio, un nuovo programma di contabilità che poi si rivelò inutilizzabile. Il costo, in questo caso, fu di 80mila euro. Anche altre attività furono esternalizzate, comprese quelle relative ai nostri licenziamenti. Siccome non avevano le palle per lasciarci a casa, il lavoro sporco lo hanno fatto fare alla PricewaterhouseCoopers[2]>>.

L’accusa di Riciclaggio per i protagonisti (banca e titolare dei conti) ovvero di concorso in capo alla società di revisione appare di tutta evidenza ed auspico un intervento specifico in tal senso.

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[1] https://www.giovannifalcone.it/24105-2/

[2] Esclusivo TPI, ex tesoriere Lega: “I 49 milioni? Li abbiamo spesi scientemente. Salvini era d’accordo”

Stefano Stefani sottoscrisse le spese che, in pochi mesi, svuotarono le casse della Lega. Nell’intervista esclusiva a TPI, ha rivelato a Giuseppe Borello e Andrea Sceresini: “Feci presente più volte a Maroni e Salvini che si stava spendendo troppo e troppo in fretta. Nessuno, all’interno del Consiglio Federale, si oppose a questa politica”

 

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