LA VERA SALVEZZA DELL’ITALIA? Il lavoro nero e l’evasione fiscale!

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LA VERA SALVEZZA DELL’ITALIA? Il lavoro nero e l’evasione fiscale!

 

Molti pensano che il problema dell’Italia sia l’enorme evasione fiscale che, secondo le statistiche più comuni, determina un danno alle casse dell’erario quantificato nell’ordine di 150/200 miliardi all’anno.
Gli stessi soloni, soprattutto i politici trombati o comunque quelli che da una trentina di anni stanno all’opposizione e che sono per lo più, amanti di una bella patrimoniale (tassa sulla ricchezza), quelli che la pensano alla “Landini[1]”, ripetono che con una somma del genere, corrispondente a sette finanziarie, non solo si riuscirebbe a ridurre l’enorme debito pubblico ma si potrebbero finanziare in modo più adeguato le infinite esigenze degli Enti locali – Regioni, Comuni e a breve, sembra, anche le resuscitate Provincie – per migliorare i servizi sul territorio: Sanità pubblica, Scuole, Trasporti e viabilità, Sicurezza etc.
A nessuno degli stessi soloni appena accennati, viene in mente che, malgrado una tassazione così alta, i servizi pubblici offerti sono assolutamente modesti e insufficienti sotto ogni punto di vista.
Agli stessi soloni non viene neanche in mente di dire, per onestà intellettuale che quella ricchezza, mobile e immobile, che si vorrebbe tassare “una tantum” con una patrimoniale, è stata già tassata nel corso degli anni sia se provenga da lavoro dipendente o da esercizio d’impresa.
Ne parlo, in vista del prevedibile aumento di una tassa sui consumi per eccellenza, cioè l’Imposta sul valore aggiunto – Iva – che sicuramente contribuirà nella decrescita felice da tempo inseguita dalla prima forza politica del Paese e che rappresenta, ad oggi e spero ancora per poco, il primo socio fondatore di questo Governo, definito del “cambiamento” e che invece, per quanto mi riguarda e per quanto tutti stanno verificando, sarà ricordato come il Governo della paralisi, delle velleità, del mondo fantastico e di chimere irrealizzabili: valga per tutti l’abolizione della povertà, promulgata dal mitico Giggino – in arte Luigi Di Maio, giovane statista in erba, doppio Ministro della Repubblica.
Spesa pubblica
Ho sempre pensato e l’occasione è propizia per ricordarlo che la vera palla al piede di questo disgraziato e bellissimo Paese chiamato Italia in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere, contrariamente a quello che si pensa ricordando la voragine della evasione fiscale, sia la spesa pubblica.
Per tentare di spiegare meglio il concetto, voglio raccontare un aneddoto che ho vissuto direttamente quando, in forza alla Guardia di finanza e giunto in Calabria al Comando di un articolazione territoriale per il contrasto al crimine organizzato[2]verso la fine degli anni ’80, mi interessai subito del problema.
Infatti, quand’anche per convinzione personale, ritenendo la “spesa pubblica il vero argine da combattere, formulai una richiesta scritta, ufficiale, all’Assessorato al Bilancio della Regione Calabria chiedendo l’elenco dei beneficiari degli aiuti pubblici in conto capitale – locali, nazionali o comunitari – erogati al settore turistico nell’ultimo quinquennio, per importi superiori a 200 milioni di lire (eravamo con il vecchio conio).
Dopo qualche oretta, mi chiama in ufficio il capo pattuglia deputato al recapito della richiesta il quale, trafelato e non senza imbarazzo dicendo: Comandante, ho parlato con il dirigente di settore che mi dice che con questa missiva, lei è andato oltre i suoi limiti e che non si è mai vista una richiesta del genere. In pratica, continua il maresciallo, questi della Regione vogliono sapere l’azienda, il nome nei confronti del quale la Procura della Repubblica sta indagando e, in tal caso, sono disponibili a fornirci tutte le informazioni in loro possesso. Non è possibile, mi dicono, poter accettare una richiesta generica così formulata senza il nome dell’indagato”.
A questo punto mi faccio passare a telefono il dirigente regionale “dissenziente” al quale gli leggo il contenuto testuale dell’articolo 55 del Codice di procedura penale indicato nella stessa missiva ivi recapitatagli:
“”1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale.
2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria.
3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria””
A corredo, aggiunsi: Esimio Dr. Pinco Pallo, con la missiva che le ho recapitato – redatta su carta ufficiale del Corpo a mia firma – le ho fatto una richiesta argomentata, dettagliata della quale mi assumo ogni responsabilità.
Se lei ritiene che sia illegale o che vada oltre i miei poteri, ne scriva un’altra di opposto contenuto e orientamento e poi, se del caso, sarà mia cura interessare i competenti uffici della Procura della Repubblica per vedere se la Guardia di Finanza (intesa come polizia giudiziaria secondo il passaggio dell’articolo indicato) abbia il potere si svolgere quanto testè enunciato.
Risposta dell’esimio dirigente regionale: Assolutamente, caro Comandante, in giornata, le darò tutte le informazioni richieste e mi scuso per non aver capito il senso in quanto in trent’anni che sono qua, non avevo mai ricevuto una richiesta del genere.
E’ inutile aggiungere che le risultanze investigative furono di estremo interesse.
Continuando a parlare di spesa pubblica, apprendo in questi giorni che il Parlamento siciliano costa più della intera Casa Bianca degli Stati Uniti d’America senza contare gli stipendi lunari erogati ai dipendenti di Camera e Senato della nostra Repubblica dove:
· un commesso o un barbiere possono arrivare a 160 mila euro, un coadiutore a 192 mila, un segretario a 256 mila, un consigliere a 417mila. E non basta: allo stipendio possono aggiungere anche le indennità.
· Alla Camera un capo commesso ha diritto a un supplemento mensile di 652 euro lordi che salgono a 718 al Senato. Un consigliere capo servizio di Montecitorio a una integrazione di 2.101, contro i 1.762 euro del collega di palazzo Madama. Per non dire dei livelli cosiddetti «apicali».
· Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rapporti col Parlamento Antonio Malaschini, quando era segretario generale del Senato, guadagnava al lordo nel 2007, secondo l’Espresso, 485 mila euro l’anno. Arricchito successivamente da un aumento di 60 mila che spappolò ogni record precedente per quella carica. Va da sé che la pensione dovrebbe essere proporzionale. E dunque, secondo le tabelle, non inferiore ai 500 mila lordi l’anno.
Conclusioni
Se ritenete di condividere o almeno ritenere verosimile quello che ho sommariamente descritto, dobbiamo chiederci: sono lussi che possiamo ancora permetterci?
A volte mi prende il sospetto che, se di colpo riuscissimo a diventare virtuosi recuperando di botto l’enorme ammanco alle casse pubbliche provocato dalla evasione fiscale, mi viene da pensare che taluni benefici attualmente in essere, potrebbero essere addirittura raddoppiati.
D’altro canto, quando si perde la bussola, il senso delle proporzioni o del comune buon senso a seconda dei punti di vista di ognuno di noi, tutto è possibile e niente è scontato.
Ciò detto, per concludere, possiamo dire di essere costretti, nostro malgrado, a ringraziare gli evasori fiscali e il lavoro nero che così facendo riescono comunque a garantire una eguaglianza di fatto delle categorie economiche più svantaggiate e poste ai margini della società?
Può essere considerata questa una seconda forma di giustizia sociale da ultima spiaggia. 
E’ per queste ragioni che ritengo la “spesa pubblica” il vero problema endemico della nostra generazione!
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[1] Attuale Segretario del più grande sindacato nazionale (CGiL)
[2] S.I.C.O.: Sezione investigativa crimine organizzato

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