La vita della “cartiera”: Una esperienza operativa!

Cartiera e dintorni
Cartiera e dintorni

La vita della “cartiera”: Una esperienza operativa!

La vita di una “cartiera”, ovvero una società di capitali – in genere Società responsabilità limitata – è generalmente breve, limitata nel tempo, della durata di sei mesi o massimo un anno. Questo serve per complicare l’attività investigativa o i controlli incrociati da parte della polizia tributaria della Guardia di finanza sulle fatture emesse o annotate.

E’ facile distinguerla perché, non essendo nata per produrre o scambiare beni o servizi secondo il concetto del Codice civile, è priva di struttura operativa, senza mezzi e senza personale con l’unico intento di produrre “carte” – da qui il nome di cartiera – finalizzata a documentare “costi fittizi” per conto terzi, a beneficio di altri, onde consentire a questi ultimi di abbattere l’imponibile e quindi il carico tributario.

L’annotare in contabilità le cc.dd. fatture per operazioni inesistenti, oltre alla possibilità di ridurre il peso delle tasse, con la indicazione di costi mai sostenuti, serve a creare i “fondi neri”, cioè ingenti disponibilità di denaro, spesso allocato in Paesi a regime fiscale privilegiato (Paesi a rischio) per fare quello che non dice: Corruzione nella pubblica amministrazione.

Le ripetute inchieste dall’autorità giudiziaria, con associazioni a delinquere costituite per frodare il fisco attraverso le “cartiere”, dimostrano la facilità del meccanismo di frode. Se questo succede con queste dimensioni, ho ragione di presumere che qualcosa non funziona nel dispositivo di contrasto al riciclaggio di denaro sporco. In compenso abbiamo una crescita esponenziale media delle Sos di circa il 10% da un anno all’altro!

Esperienza operativa

Qualche anno addietro, un Direttore di filiale di una banca operante nel barese mi formulò un quesito riguardante ripetuti prelievi di ingente denaro contante dal conto aziendale, ad opera di un imprenditore titolare di Srl “uni personale”, avente ad oggetto la “produzione commercio di tondini di ferro” per l’impiego in edilizia all’interno di una Holding.

La società, titolare di un rapporto di conto da circa tre anni con circa 10milioni di euro di fatturato, registrava un fatturato in ascesa che ogni anno, con la periodica e ravvicinata modifica della denominazione sociale.

Dalla lettura di copia dei bilanci depositati, si rilevarono, con immediatezza, due gravi anomalie:

  • la circostanza che la Srl unipersonale aveva un solo cliente, corrispondente alla Capogruppo. Questa circostanza, indicava una evidente contraddizione laddove, l’operare sul mercato avrebbe dovuto facilitare rapporti commerciali nell’intero settore dell’edilizia;

  • il fatto, desumibile dalla lettura degli ultimi due bilanci depositati in Camera di commercio, della totale assenza di personale dipendente e senza alcun accantonamento a Tfr. Come la stessa Cassazione ha sempre detto che le fatture emesse da una società “senza personale” sono false!

Questo è stato un esempio scolastico di “cartiera”, abbastanza facile da scoprire andando a leggere in modo critico e corretto le  scritture contabili.

Con immediatezza suggerii l’inoltro di una Segnalazione di operazione sospetta con la causale di un giro di “false fatturazioni”.

Pratica operativa

Se è abbastanza facile scoprire la “cartiere”, analoga facilità non si riscontra quando si tratta di leggere l’operatività di una normale azienda strutturata sul territorio, con dipendenti e quant’altro.

Aziende che, ad una normale operatività, fanno seguire, nel contempo, singole operazioni collegate al malaffare (corruzione, fatture false, consulenze fittizie etc.).

In termini generali, quando si tratta di valutare l’operatività di un rapporto di conto aziendale riconducibile, come nel caso di specie , ad un imprenditore particolarmente impegnato in rapporti con la pubblica amministrazione (appalti pubblici di beni e servizi), per comprendere o almeno tentare di comprendere la regolarità delle operazioni registrate, bisogna valutare la coerenza delle operazioni con l’oggetto sociale dell’impresa.

Cosa significa questo?

Significa comprendere e condividere la strumentalità dell’operazione e, in tal senso, non si possono giustificare:

  • Ripetuti prelievi di contante, in momenti diversi, di importo corrispondente  a bonifici appena ricevuti e/o accreditati sullo stesso conto che possono ragionevolmente sottendere la emissione di false fatture finalizzate alla  costituzione di fondi neri;
  • Disposizione di bonifici, a fronte di fatture ricevute per consulenze fittizie”, sovente desumibili dalla genericità dell’oggetto della prestazione e sommariamente descritto nel documento fiscale: annotazione di false fatturazioni;
  • Disposizione di bonifici a favore di associazioni Onlus o comunque non aventi fini di lucro, notoriamente vicine a movimenti politici;
  • Prelievi di denaro contante, per importi ingenti – oltre 50 mila euro – poco trasparenti e non coerenti con la natura dell’attività economica esercitata laddove, i costi strumentali vengono ordinariamente documentati con strumenti tracciabili.

In pratica, siffatte condotte utilizzate per la gestione dei rapporti di natura aziendale, devono rappresentare degli alert che, insieme ad una serie di riscontri de visu – a cominciare dalle motivazioni fornite dal cliente e dal riscontro a scandaglio di qualche fattura – deve indurci ad una valutazione più approfondita circa l’eventuale inoltro di una Segnalazione di operazione sospetta nel quadro della corruzione o reati contro la Pubblica amministrazione.

Non è detto che possa funzionare a contrastare l’annoso fenomeno, ma potremo solo dire di averci tentato nell’ottica di contenere l’imperversare di una corruzione e malaffare inarrestabile.

Forse la collaborazione attiva significa anche questo!

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