L’ANTIRICICLAGGIO: Come si condanna un innocente!

Innocente condannato
Innocente condannato
La storia giudiziaria del nostro Paese o forse del mondo intero, certamente annovera episodi di cronaca conclusi con una condanna ingiusta e sbagliata nel profondo, nella sua essenza sanzionatoria.
Chiedo venia a tanti che conoscono il mio pensiero al riguardo, avendo più volte letto i numerosi interventi che ho fatto nel recente periodo, a commento dell’annosa vicenda giudiziaria.
Nello specifico, parliamo di qualcosa che va oltre la presunta responsabilità dell’inquisito che, nel nostro caso, a leggere le 26 pagine di sentenza della suprema Corte di Cassazione 25735/17 depositata il 30 ottobre del 2017, si comprende con una certezza assoluta che è stato condannato un innocente ad una sanzione amministrativa di circa 500mila euro (per l’esattezza Lire 987.206.000 del vecchio conio).
In pratica, si è condannato un “innocente inconsapevole”.
A questa conclusione assurda, surreale, si è giunti dopo ben quattro processi, iniziato con il Ministero dell’economia e delle finanze nel lontano 2000, proseguito con il Tribunale, a seguire con la Corte di Appello con un stuolo di avvocati, consulenti tecnici e periti di organi giudicanti al seguito, per finire infine la sua corsa davanti al giudizio di legittimità conclusivo, che ha confermato il giudizio di colpevolezza già formalizzato dalla Corte territoriale.
Qui non si tratta di commentare un errore di giustizia come tanti ne succedono, qui si tratta di argomentare su una lettura dei fatti di causa che hanno portato ad un risultato aberrante, alla luce di un obbligo costante di “collaborazione attiva” nella lotta al riciclaggio di denaro sporco da parte, in primis, di Intermediari finanziari e Professionisti – legali e contabili.
In pratica, si tratta di scongiurare un rischio latente che si corre quotidianamente quando, a fronte di una polizia giudiziaria interessata a gonfiare i grafici (Guardia di finanza in questo caso), nessuno, come il caso in specie, riesce a spiegare bene l’accaduto, il modus operandi seguito ma soprattutto la indicazione di uno STANDARD per la valutazione dell’operatività posta in essere dalla clientela nella gestione dei rapporti di conto – https://www.giovannifalcone.it/lotta-al-riciclaggio-diamoci-un-metodo-uno-standard-per-la-sos/.
Sospetto di riciclaggio 
Non mi stancherò mai di dire che se di riciclaggio dobbiamo parlare e quindi di potenziale sospetto da riferire, dobbiamo incentrare le nostre attenzioni, i nostri alert, le nostre verifiche, soprattutto e in primo luogo quando la provvista arriva sui conti – soprattutto quando trattasi di conti aziendali che, per definizione, presuppongono la iscrizione camerale, esistenza di una partita Iva, tenuta di una contabilità, un libro giornale, registro delle fatture emesse/ricevute[1] etc.
Infatti, è in tale circostanza che mi devo chiedere:
· Il versamento per cassa di centomila euro, in contanti, è coerente con l’attività economica esercitata e dichiarata in atti? Pensiamo al distributore di carburanti, al titolare di un commercio al dettaglio di generi alimentari (supermarket), tabacchino e super enalotto, farmacia etc. laddove, andrò a riscontrare la regolarità di bonifici in uscita, coerentemente all’oggetto sociale dichiarato;
· Il conto aziendale, per come si è detto dianzi, sottende l’esistenza di una contabilità, per cui la provvista in entrata sconta tutti gli adempimenti fiscali connessi – fatturazione e pagamento delle imposte dovute, dirette ed indirette;
· L’esigenza di chiarire, ancora di più oggi con l’avvento delle “comunicazioni oggettive” appare fondamentale se vogliamo salvaguardare la correttezza ed integrità di taluni operatori economici che, se non altro per la correttezza fiscale acclarata, meritano il rispetto della Istituzione – https://www.giovannifalcone.it/le-comunicazioni-oggettive-degli-intermediari-finanziari-riflessioni-doverose/
Una eccezione, potrà certamente interessare anche la provvista in uscita, a fronte di restituzione brevi manu di somme in contanti, avendo contabilizzato fatture false, soprattutto verso fine anno, in rapporti economici infragruppo quando sii tratta di attivare il principio dei “vasi comunicanti”[2].
Conclusioni
A voler commentare la vicenda di cui trattasi, per quanto surreale, evidenzia oltre ogni ragionevole dubbio, la fragilità delle nostre Istituzioni in senso lato.
Quanto detto, ovviamente, al netto dei differenti punti di vista in una materia non solo ostica ma, direi, soprattutto elastica nella interpretazione.
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[1] In ordine alla quale è stata effettuata, nei termini e tempi prescritti, un’Adeguata verifica di cantiere che ha riscontrato la esistenza della infrastruttura, mezzi di trasporto, magazzini, dipendenti etc.

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