LAVORO GRATIS: PER LA PATRIA BASTA IL PRESTIGIO

Lavoro gratis

LAVORO GRATIS: PER LA PATRIA BASTA IL PRESTIGIO

Al netto di qualunque diverso accordo fra le parti, la nostra Carta costituzionale, quando si parla di lavoro e quindi di retribuzione, all’art.36, recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) che la disciplina dell’equo compenso.
Sono questi principi che giustamente ci fanno dire che abbiamo la Costituzione piu’ bella del mondo, soprattutto per quanto riguarda la 1^ Parte, riguardante i “diritti & doveri” dei cittadini (artt.1/54).
Molto da dire invece, in senso opposto, per quanto attiene alla parte successiva, quando si parla di organizzazione e funzionamento dello Stato: questo non e’ il tema di oggi.
Quando ognuno di noi manifesta sincero apprezzamento come appena enunciato, dimentica quello che succede dopo, quando si tratta di applicare questi sani principi nella vita pratica delle persone: dal dire al fare c’e’ di mezzo il mare, direi addirittura l’oceano.
Dico questo traendo spunto da un bando pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il quale manifesta l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alle direttive e ai regolamenti comunitari. Per fare questo propone un supporto professionale a titolo gratuito rivolgendosi a professionisti con qualificata esperienza, di almeno 5 anni, in materie come diritto societario, bancario e mercati finanziari. Lo stesso bando aggiunge che il rapporto di collaborazione potra’ avere una durata massima di due anni e non rinnovabile.
Ricorso di un avvocato
A fronte di questo bando pubblico ministeriale, un avvocato ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio evidenziando che, trattandosi di un rapporto di lavoro autonomo di tipo professionale, lo stesso debba essere retribuito.
Il ricorso, nell’impostare il ragionamento a difesa dei diritti di un lavoratore secondo il dettame costituzionale e una serie di altre norme di rango ordinario, ha esposto le ragioni caratterizzanti la lesione di un diritto.
Con la sentenza 11411/2019 il TAR del Lazio ha ritenuto assolutamente legittima la proposta di collaborazione gratuita indicata nel bando del MEF. Nella stessa pronuncia Il TAR ha anche spiegato che la disciplina dell’equo compenso interviene solo nel caso in cui il denaro sia stato stabilito: vi è quindi per il professionista la libera facoltà di decidere se e quanto prestare consulenza senza pretendere un corrispettivo.
D’altronde, per la prestazione offerta questo potrebbe beneficiare di altri vantaggi, di diversa natura rispetto ad un compenso in denaro: ad esempio, nel caso di specie questo avrebbe guadagnato prestigio per il tipo di prestazione offerta, con la possibilità di far valere la collaborazione con il MEF all’interno del CV.
Conclusioni
Quando si leggono queste sentenze emesse dai nostri Tribunali, siamo portati a chiederci: a che serve avere una Costituzione cosi’ bella se poi nella pratica, grazie alla libera e fantasiosa interpretazione dei nostri giudici succede il contrario?
In pratica, lo stesso giudizio amministrativo avrebbe ben potuto concludere per un compenso minimale sulla scorta di un accordo diretto fra le parti, attraverso una offerta pubblica.
Come ho sempre detto la teoria sta tutta a Roma, spesso nella testa dei giudici, la pratica invece, dove si lavora e si soffre sta tutta nella periferia

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