Lavoro, lavoro, lavoro, anche a “babbo morto”!

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Lavoro, lavoro, lavoro, anche a “babbo morto”!

 

 

Tutti parlano di lavoro anche se, a pensarci bene, si ha l’impressione che ci si riferisca a quello che manca e giammai sforzarsi per creare le condizioni ideali per un’appeal d’impresa.

Quando si scopre che ampie zone del nostro territorio nazionale, senza distinzioni campanilistiche, sono imperversate dalla criminalità organizzata, la ricerca di opportunità di investimento da parte dell’imprenditore diventa certamente ardua, se non impossibile.

Quando poi si vede che la Pubblica amministrazione in termini di servizi pubblici, viabilità, investimenti in infrastrutture fa acqua da tutte le parti, allora sono colto da un’autentica disperazione e comincio a pensare che ogni soluzione si allontana sempre di più: la vedo nera in un futuro a colori!

Il realismo dell’immediato contrapposto all’ottimismo sul futuro di cui per mia fortuna mi sono sempre vantato.

Negli ultimi anni ho maturato la convinzione, non so quanto a torto o a ragione che, la “teoria sta a Roma e la pratica invece sta in periferia,  dove si lavora e si combatte per superare le inefficienze di sistema, la burocrazia, la corruzione e quant’altro di poco edificante”.

Analisi oggettiva

Un recente studio del Sole 24 Ore ha dimostrato che l’85% degli aiuti in conto capitale erogati nel Mezzogiorno d’Italia (a fondo perduto o come si dice a babbo morto), sono delle truffe in danno della Pubblica amministrazione locale, nazionale o comunitaria senza distinzione.

A livello nazionale tale percentuale sembra essere più contenuta: soltanto del 65%.

A leggere questi risultati sembra comprendere che da settant’anni a questa parte, lo Stato, l’Istituzione in quanto tale con la elargizione sistematica di svariati miliardi di lire prima ed euro poi, abbia alimentato la speculazione, il malaffare o almeno non è riuscita nell’intento di far nascere nuove imprese e quindi nuova occupazione.

In settant’anni, lo Stato ha alimentato la criminalità organizzata, forse anche per la incapacità di esercitare un controllo adeguato, il risultato rimane comunque fallimentare ma che dico, nefasto, esiziale.

Lascio a voi trovare l’aggettivo più adatto.

Conclusioni

Dopo circa un secolo di esperienza così drammatica che si fa?

Se si ragionasse come si ragiona in periferia dove i problemi si affrontano, si soffre, imprenditori che si suicidano quando non riescono a pagare gli stipendi agli operai, altri che de localizzano per òpura sopravvivenza anche lasciando i dipendenti in mutande e senza stipendi, allora si cambierebbe registro.

Se invece si sta a Roma, dove si vive fra le nuvole, dove i problemi non si percepiscono, si vive di teoria, di obiettivi sperati, probabili o possibili, sia pure mai raggiunti, allora si continua cosi, come si è sempre fatto, da precedente: disastro senza fine, a babbo morto!

Proposta

Che si fa?

Semplicissimo: basta con aiuti a babbo morto, in modo indiscriminato.

Lo Stato deve fare due cose:

  1. Riprendere il controllo del territorio attraverso una presenza ferrea delle Forze dell’Ordine, migliorando le condizioni processuali per arrivare alla “certezza della pena”;
  2. Creare le infrastrutture più idonee, in termini di reti idriche, servizi, viabilità, trasporti di porti e aeroporti con un immediato recupero delle periferie urbane attraverso investimenti pubblici;
  3. Con gli stessi soldi, finora erogati a babbo morto, destinarli ad aiutare le imprese che esistono, che soffrono e che combattono per sopravvivere in termini di facilitazioni fiscali e contributive.

Forse e dico forse, dopo qualche decennio di un registro fatto da queste priorità riusciremo a restituire al nostro Paese una dignità da tempo smarrita!

Forse!

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